Nel 2013, nei dintorni di Bergamo, si è verificato un episodio di furto e estorsione. L’incidente coinvolse un conducente di auto, al quale fu sottratto il suo telefono cellulare, un iPhone 5, in modo aggressivo. Successivamente, gli fu richiesto un pagamento di 300 euro per recuperare il dispositivo, una somma che la vittima pagò.
L’indagato in questo caso era un cittadino marocchino, inizialmente identificato come M.Z., all’epoca di 48 anni. Nonostante fosse stato sottoposto a arresti domiciliari per un periodo a Ciserano, l’uomo non aveva una residenza stabile e successivamente è scomparso.
Dopo una lunga ricerca infruttuosa, il processo è stato ripetutamente posticipato. Recentemente, tuttavia, è giunto alla sua fase conclusiva. Il 21 dicembre, l’imputato è stato ufficialmente dichiarato non rintracciabile, portando alla chiusura del caso con una sentenza di “non doversi procedere”. Questo significa che il fascicolo è stato archiviato e non appare più nelle statistiche dei casi pendenti.
Ciononostante, c’è ancora la possibilità che il caso venga riaperto in futuro. Se il nome dell’imputato dovesse emergere in controlli futuri o se egli decidesse di contattare il suo avvocato, Stefania Battistelli, il processo potrebbe essere ripreso. Questo è possibile grazie alle disposizioni della riforma Cartabia, che permette la riapertura di casi in circostanze simili. Il tempo a disposizione per una potenziale riapertura del processo si estende fino al 2040, lasciando un ampio margine per nuovi sviluppi.