Auto elettrica in Bergamasca: necessario investire su formazione e riconversioni

In Bergamasca, l'entusiasmo iniziale per le auto elettriche sta svanendo, lasciando emergere preoccupazioni per il futuro dell'industria locale.

Il mercato globale delle auto elettriche sta vivendo un periodo di stagnazione, con prospettive poco incoraggianti per i prossimi anni. In Italia, la provincia di Bergamo, che conta oltre ventimila lavoratori nel settore automotive, inizia a fare i conti con questa realtà. Nonostante non si registrino ancora crisi gravi, il segretario generale della Fim Cisl Bergamo, Luca Nieri, esprime preoccupazione per la lentezza della transizione verso il motore elettrico. Le sfide principali includono l’insufficienza delle infrastrutture, i costi elevati delle vetture e una mancanza di chiarezza sulla futura dominanza del sistema elettrico.

La crisi della componentistica

Il biennio di crescita per il mercato elettrico è terminato nel 2023, e da allora le grandi aziende globali hanno avviato piani di uscita incentivate e cassa integrazione. A Bergamo, la componentistica tradizionale, che include la produzione di pezzi meccanici e componenti di sicurezza, è particolarmente vulnerabile. La competizione cinese, che offre prodotti a costi inferiori, e l’espansione del mercato dell’usato, hanno ulteriormente aggravato la situazione. Il rallentamento nella produzione è evidente, sebbene, per ora, non si siano verificati eventi drammatici. Tuttavia, secondo Nieri, è essenziale iniziare a considerare nuove strategie.

Investire in riconversioni e formazione

Per affrontare le sfide della transizione dal motore meccanico a quello elettrico, la Cisl sottolinea l’importanza di investire in percorsi di riconversione sia nelle lavorazioni sia nelle competenze. Nel contesto bergamasco, esiste una carenza di figure professionali adeguate per le nuove esigenze del mercato, come quella dell’elettronica e dei semiconduttori. Il sindacato sollecita l’avvio di percorsi di formazione specifici per colmare questo divario, e invita le aziende a seguire l’esempio dei leader mondiali, che investono regolarmente in innovazione. La contrattazione collettiva dovrà puntare anche alla gestione delle riduzioni di orario, essenziale per affrontare i futuri rallentamenti produttivi.

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