L’Università degli Studi di Bergamo (UniBg) si prepara a discutere un potenziale divieto di fumo anche nelle aree all’aperto dei suoi campus. L’ateneo è infatti entrato a far parte della rete nazionale “Università Smoke Free”, un’iniziativa che coinvolge 14 università italiane con l’obiettivo di migliorare il benessere della comunità accademica, sensibilizzando sui rischi del fumo attivo e passivo. La professoressa Annalisa Cristini, delegata al Welfare e allo Sviluppo Sostenibile, ha confermato la volontà dell’università di aggiornare le regole interne per la tutela della salute.
Questionario e risultati: il fumo in UniBg
UniBg ha recentemente somministrato un questionario anonimo tra studenti e personale per raccogliere dati sulle abitudini legate al consumo di tabacco e sulla percezione del fumo nei campus. Il 21% degli studenti e il 58% del personale amministrativo hanno partecipato, con il 22% degli intervistati che ha dichiarato di essere fumatore abituale. Inoltre, il 36% ha riportato di essere stato esposto a fumo passivo in modo continuativo nell’ultima settimana. Questi dati sottolineano l’esposizione al rischio per una parte significativa della comunità.
Cristini ha commentato l’interesse dimostrato dai partecipanti: “L’ampia partecipazione, soprattutto tra gli studenti, ha confermato l’importanza di queste tematiche per la nostra comunità”. Lo studio ha evidenziato che il 50% dei fumatori preferisce le sigarette tradizionali, il 30% opta per sigarette elettroniche e il restante 20% consuma entrambe le tipologie. Il sondaggio ha inoltre rilevato che solo il 39% dei partecipanti è a conoscenza della legge n. 128 del 2013, che vieta il fumo anche all’aperto nei pressi delle istituzioni educative, compresi i parcheggi e le aree ricreative.

Possibile divieto di fumo anche negli spazi esterni
Il divieto di fumo all’aperto, che potrebbe essere implementato nei prossimi mesi, ha l’obiettivo di ridurre l’esposizione al fumo passivo e aumentare la consapevolezza sui rischi legati al fumo in tutte le sue forme, incluse le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato. Cristini ha spiegato che tale divieto includerebbe comunque spazi dedicati per i fumatori, per rispettare chi sceglie di fumare senza compromettere la salute degli altri.
La salute e l’impatto ambientale
I danni del fumo non si limitano alla salute individuale: l’impatto ambientale del consumo di tabacco è altrettanto grave. Lo studio ha mostrato che il 91% dei partecipanti è informato sui danni causati dai mozziconi di sigaretta, che spesso inquinano i suoli e le acque. Cristini ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare anche su questo aspetto: “Abbiamo la responsabilità di promuovere consapevolezza sui danni ambientali del fumo”.

Il fumo come minaccia globale
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Ministero della Salute, il tabacco rappresenta una delle principali cause di morte evitabile a livello globale. Ogni anno, oltre 8 milioni di persone muoiono per problemi legati al fumo, di cui circa 1,2 milioni a causa del fumo passivo. Nell’Unione Europea, si registrano 700.000 decessi annui attribuibili al tabagismo, e in Italia il fumo causa circa 93.000 morti all’anno, comportando costi economici che superano i 26 miliardi di euro.
UniBg pronta a fare da apripista per la tutela del benessere
Per UniBg, l’eventuale aggiornamento del regolamento antifumo rappresenta un passo decisivo per la tutela della salute della comunità. Altri centri urbani come Torino hanno già adottato misure restrittive contro il fumo in spazi pubblici, mentre a Bergamo le restrizioni si limitano attualmente alle aree gioco dei parchi. L’ateneo orobico potrebbe così rappresentare un esempio di sostenibilità e salute pubblica per la città, promuovendo il benessere collettivo attraverso il divieto di fumo nei suoi spazi.