Sono trascorsi cinque anni dall’inizio della pandemia di Covid-19, che colpì duramente la Bergamasca a partire da febbraio 2020. A ripercorrere quei giorni drammatici è Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo, che sottolinea a Bergamonews come il ricordo di quella tragedia sia ancora vivo e indelebile.
“Ad Albino morivano tantissime persone”
Marinoni, originario di Albino, uno dei centri più colpiti insieme a Nembro e Alzano Lombardo, racconta il dolore di quei mesi: “Si è persa una generazione, persone che conoscevo da anni, che avevo curato e assistito. Il loro ricordo resterà con me per sempre.”
L’emergenza colse tutti impreparati, compresi i medici: “Ricevevo continue telefonate dai colleghi che chiedevano cosa fare, ma nessuno aveva risposte. Intanto, i decessi aumentavano e la situazione era fuori controllo.”
Cosa è cambiato in cinque anni?
Se oggi si verificasse una nuova pandemia, secondo Marinoni avremmo un vantaggio determinante: “Ora avremmo le mascherine e altri dispositivi di protezione, il che significherebbe migliaia di morti in meno.” Tuttavia, sul potenziamento del Servizio sanitario nazionale è stato fatto molto poco: “Abbiamo ancora carenze enormi, soprattutto di infermieri e medici. Gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa e la programmazione è stata sbagliata: oggi mancano specialisti, ma tra sei-sette anni ne avremo troppi.”
Il ruolo della medicina territoriale
Secondo Marinoni, durante il Covid la rete sanitaria territoriale è stata ingiustamente criticata: “Si è detto che non ha risposto alla pandemia, ma molti pazienti venivano curati a casa, mentre in ospedale arrivavano solo i più gravi. Purtroppo, i medici di famiglia erano sprovvisti di protezioni adeguate e questo ha reso il loro compito ancora più difficile.”
Il grande cambiamento arrivò con i vaccini, che permisero di contenere il numero di vittime: “La ricerca scientifica è stata fondamentale. Senza il vaccino, avremmo avuto centinaia di migliaia di morti in più.”
“Non siamo usciti migliori dalla pandemia”
Dal punto di vista sociale, secondo il presidente dell’Ordine dei Medici, la pandemia ha lasciato strascichi negativi: “Non siamo diventati persone migliori. La società è più chiusa e individualista. Le riunioni online e l’uso eccessivo dei social hanno reso i rapporti umani più distanti e freddi.”
Siamo pronti per un’altra emergenza?
Alla domanda se oggi l’Italia sarebbe pronta ad affrontare un’altra pandemia, Marinoni risponde con poche speranze: “Sul fronte della protezione individuale siamo migliorati, ma la sanità è ancora troppo fragile. Non saranno certo le case di comunità a salvarci.”
A cinque anni di distanza, il ricordo del Covid-19 resta ancora una ferita aperta, ma il rischio è che la lezione non sia stata imparata.