Un’azienda agricola di Verdello dovrà restituire 50mila euro ricevuti tramite un contributo europeo, erogato da Regione Lombardia, per il sostegno alle attività agricole e di allevamento nei territori montani. L’indagine della Guardia di Finanza ha rivelato irregolarità nella richiesta del finanziamento, portando la Corte dei Conti, sezione Lombardia, a emettere una condanna per danno erariale.
L’indagine: pascolatori inesistenti
Secondo gli accertamenti, tra il 2009 e il 2011, l’azienda aveva dichiarato di avvalersi di tre diversi pastori per conto terzi, ossia allevatori che portano il bestiame su terreni montani di proprietà altrui. Tuttavia, la Finanza ha scoperto che:
- Nessun bestiame è mai stato portato al pascolo nei terreni indicati nella richiesta di contributo.
- Gli allevatori indicati non erano a conoscenza di alcun incarico e non avevano mai avuto rapporti con l’azienda agricola di Verdello.
In sostanza, l’azienda avrebbe utilizzato nomi di pastori ignari per ottenere indebitamente i fondi europei.
La sentenza della Corte dei Conti
Dichiarando ideologicamente false le informazioni fornite, la Corte dei Conti ha stabilito che il contributo è stato percepito illecitamente e ha condannato l’azienda alla restituzione dell’intera somma. Trattandosi di un’azienda ormai in liquidazione, si dovrà ora verificare se e come le somme potranno essere effettivamente recuperate.
Un caso di frode sui fondi europei
Il caso di Verdello è solo uno dei numerosi episodi di illecita percezione di fondi comunitari che vengono scoperti grazie ai controlli della Guardia di Finanza. La Regione Lombardia, in quanto ente pagatore, ora dovrà riottenere la somma erogata indebitamente.