In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’Associazione Genesis di San Pellegrino Terme vuole accendere i riflettori su un tema spesso trascurato: il ruolo delle donne caregiver, coloro che si occupano dell’assistenza ai familiari non autosufficienti. Un compito che, ancora oggi, grava in maniera sproporzionata sulle donne a causa di aspettative culturali e sociali, creando un evidente divario di genere.
Secondo l’indagine EHIS 2019 dell’ISTAT e lo studio “INCARICO” dell’Istituto Besta, condotto con la partecipazione di Genesis, in Italia oltre 7 milioni di persone si occupano della cura di un familiare almeno una volta alla settimana. Di queste, circa 4,1 milioni sono donne, e oltre la metà ha dovuto lasciare il lavoro per dedicarsi interamente all’assistenza, con una conseguente perdita di reddito e opportunità professionali.
Il sacrificio delle donne caregiver
Giampietro Salvi, presidente dell’Associazione Genesis e neurologo presso l’Istituto Clinico Quarenghi, sottolinea il peso che questo ruolo ha sulle donne:
“Si tratta di mamme, sorelle, figlie su cui ricade spesso la responsabilità nell’assistenza ai familiari non più autosufficienti. Donne che devono fare i conti con una società e un mondo del lavoro non sempre pronti ad accettare questa esigenza e che, quindi, si trovano costrette a ridurre, o addirittura abbandonare, la propria attività lavorativa”.
Oltre all’impatto lavorativo ed economico, anche il tempo per sé stesse e la vita sociale risultano compromessi. Salvi evidenzia i risultati di un’indagine condotta da Ipsos, che mostra come:
“L’82% delle donne intervistate vive una situazione di isolamento, ansia e frustrazione, non riesce a ritagliarsi nemmeno un’ora al giorno per sé, e la metà delle caregiver non ha tempo per sottoporsi a controlli medici preventivi. Questa situazione può portare a problemi di salute fisica e mentale e nel tempo potrebbero necessitare anche i caregiver di assistenza. Non meno importante la questione economica, visto che le donne-caregiver (dovendo tra l’altro abbandonare il proprio lavoro, o ridurlo) ricevono aiuti economici ancora insufficienti a coprire le spese quotidiane”.
La necessità di un riconoscimento istituzionale
Per l’Associazione Genesis, è fondamentale che queste donne non rimangano invisibili. Salvi ribadisce il ruolo chiave delle associazioni nel promuovere cambiamenti concreti:
“Queste donne, e i loro grandi sacrifici, non devono restare invisibili. Il compito delle associazioni come Genesis e La Rete (Associazioni Riunite per il Trauma Cranico e le Gravi Cerebrolesioni Acquisite), che presiedo, è infatti anche quello di sollecitare e spronare le istituzioni affinché riconoscano queste figure con leggi chiare e aiuti economici e sociali significativi. È giunto il momento di una legge nazionale che dia pieno riconoscimento alla figura del caregiver familiare e che la sua attività sia integrata nell’insieme dei servizi di cura e assistenza, erogati dal Sistema Socio-Sanitario. Di fondamentale importanza è anche la sensibilizzazione dell’opinione pubblica per arrivare, un giorno, ad un netto cambio culturale. Per il quale c’è bisogno della collaborazione di tutti noi”.
Verso un cambio culturale
L’appello dell’Associazione Genesis si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di politiche di sostegno per i caregiver familiari, che prevedano supporto economico, tutele lavorative e accesso ai servizi sanitari. Perché solo attraverso una maggiore consapevolezza e il coinvolgimento delle istituzioni sarà possibile garantire un riconoscimento concreto a chi, ogni giorno, si prende cura degli altri a discapito della propria vita personale e professionale.