Circa 300mila confezioni di farmaci vengono gettate ogni anno nella sola città di Bergamo, secondo i dati raccolti da Federfarma. La media è di tre scatole per abitante, una cifra che si mantiene costante nel tempo e che evidenzia un problema strutturale: molti medicinali vengono acquistati ma mai utilizzati, o interrotti a seguito di cambi di terapia. Non tutti i farmaci smaltiti risultano scaduti: alcuni sono ancora validi, ma non più utilizzabili per i pazienti che li avevano ricevuti.
Il tema del riutilizzo dei medicinali rimane critico: sebbene in teoria questi farmaci potrebbero essere destinati a persone in difficoltà, le restrizioni normative e i rischi legati alla conservazione ne limitano fortemente la redistribuzione. La scadenza indicata non è l’unico parametro da considerare: la corretta conservazione del medicinale rappresenta una variabile essenziale per garantirne l’efficacia e la sicurezza.
Davide Petrosillo, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bergamo, ha sottolineato l’importanza di evitare l’automedicazione con farmaci scaduti e di diffidare dalle informazioni non certificate che circolano online. «È inutile comprare medicinali che non servono, soprattutto se destinati a sostituire quelli appena gettati. Le farmacie sono sempre accessibili e garantiscono continuità di fornitura», ha dichiarato. Petrosillo ha anche accennato a studi, come quello francese pubblicato lo scorso anno, che suggeriscono come alcuni farmaci potrebbero mantenere l’efficacia anche dopo la scadenza, aprendo la strada a possibili riflessioni normative.
Per Andrea Raciti, presidente di Federfarma, la prevenzione degli sprechi deve iniziare in fase di prescrizione. Molte confezioni vengono buttate perché la terapia cambia nel corso del trattamento. «Un farmaco non è un semplice bene di consumo, e una volta entrato in casa, non è più garantita la sua integrità», ha spiegato. Per questo motivo, i progetti di raccolta e redistribuzione devono attenersi a normative stringenti, per evitare rischi per la salute e possibili mercati paralleli non controllati.
Anche Ernesto De Amici, farmacista a Dalmine ed ex presidente dell’Ordine, ha ribadito che la normativa è stata leggermente ammorbidita negli ultimi anni, ma restano limiti importanti per garantire sicurezza e trasparenza. Le iniziative di recupero esistono, ma devono muoversi con estrema cautela.
Un esempio concreto arriva dal Banco farmaceutico attivo nella Bergamasca, che coordina 17 farmacie collegate ad altrettanti enti assistenziali. Ogni mese i farmaci donati vengono verificati dai farmacisti, che controllano la scadenza (minimo 6 mesi) e l’assenza di requisiti di conservazione in catena del freddo. I prodotti idonei vengono distribuiti agli enti locali o devoluti, se non utilizzabili, a una onlus attiva in Venezuela. Nel 2024 sono state recuperate 13.501 confezioni per un valore complessivo di 237mila euro.
Il fenomeno dello spreco farmaceutico, che in Italia secondo l’Ispra supera le mille tonnellate annue, richiede un’azione congiunta tra medici, farmacisti e istituzioni. Ridurre gli acquisti inutili, migliorare le prescrizioni e promuovere iniziative di raccolta controllata sono le chiavi per contenere un problema che ha implicazioni sanitarie, ambientali ed economiche.