Mais lombardo, tesoro agricolo al centro di un nuovo progetto regionale

La Cascina delle Esperienze ospiterà un percorso permanente dedicato alla biodiversità del mais. Tre tipi di granturco delle Valli Bergamasche al centro del progetto

In occasione dell’assemblea per il rinnovo del direttivo regionale di Slow Food Lombardia, tenutasi il 13 aprile presso la Cantina Regionale della Lombardia a Broni, è stato presentato un importante progetto destinato a valorizzare e tutelare la biodiversità agricola lombarda, con particolare attenzione alle varietà tradizionali di mais. Il cuore dell’iniziativa è la nascita di uno spazio dimostrativo permanente presso la Cascina delle Esperienze di Welfare Park Lombardia, destinato alla coltivazione, esposizione e promozione delle varietà locali a impollinazione libera.

Un patrimonio genetico consegnato alla comunità

Durante la giornata, sono state formalmente consegnate 50 varietà di mais lombardo conservate in purezza presso il CREA – Centro di Ricerca per la Cerealicoltura e le Colture Industriali di Bergamo. A riceverle sono state Ramona Timofte, presidente della cooperativa WelfareFarm, e Giuliana Daniele, nuova presidente del direttivo regionale di Slow Food Lombardia. Queste varietà verranno ora coltivate nei terreni della Cascina, dando vita a un luogo di formazione e sensibilizzazione destinato a cittadini, scuole e operatori del settore agroalimentare.

La semina simbolica delle varietà storiche

Nel pomeriggio si è tenuto un momento simbolico di semina delle prime varietà di mais, tra cui il Mais Spinato di Gandino, il Rostrato Rosso di Rovetta e il Mais delle Fiorine di Clusone, tutte parte della rete Slow Mays. All’iniziativa hanno partecipato figure chiave come Antonio Rottigni, Andrea Messa e Claudio Rambelli, contribuendo a sottolineare il valore simbolico e scientifico del progetto.

La Cascina delle Esperienze: un modello nazionale

La sede del progetto, la Cascina delle Esperienze di Broni, rappresenta il primo esempio in Italia di struttura agricola dedicata interamente alla sostenibilità e al welfare. Qui si fondono attività agricole, iniziative sociali e programmi educativi. La struttura nasce come risposta concreta ai principi del PNRR, dimostrando come la sostenibilità ambientale possa diventare parte integrante della quotidianità, in un’ottica di collaborazione tra enti scientifici, terzo settore e istituzioni.

Collaborazioni scientifiche e rete territoriale

Il progetto si avvale del supporto scientifico del CREA e della Banca del Germoplasma dell’Università di Pavia, guidata dal professor Graziano Rossi. In parallelo, si sviluppano sinergie con l’Università Cattolica e altre realtà agricole lombarde, come le coltivazioni di ulivo e la cipolla di Breme, già inserita nel Registro regionale delle specie da conservazione. L’iniziativa rappresenta quindi un modello di rete territoriale capace di coniugare ricerca, tradizione e innovazione.

L’importanza della rete Slow Mays

A coordinare il progetto è stato Antonio Rottigni, già presidente della Comunità del Mais Spinato di Gandino e oggi referente di Slow Mays per la Lombardia. Il suo ruolo è stato fondamentale nel mettere in contatto i rappresentanti di Slow Food, WelfareFarm e CREA. Prossimo appuntamento per la rete Slow Mays sarà il raduno nazionale “Fino all’ultimo seme!”, in programma il 1° agosto a Piario, nell’ambito della manifestazione “Lo Spirito del Pianeta”.

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