Qualità della vita a Bergamo: bene gli anziani, in difficoltà i giovani

La nuova classifica del Sole 24 Ore premia la provincia orobica per il benessere della terza età, ma segnala un calo per bambini e soprattutto giovani

La qualità della vita a Bergamo varia sensibilmente in base all’età. È quanto emerge dall’edizione 2025 dell’indagine annuale del Sole 24 Ore dedicata al benessere generazionale, che fotografa le condizioni di vita in tutte le province italiane tenendo conto delle specifiche esigenze anagrafiche. Bergamo risulta 14ª in Italia per la qualità della vita degli anziani, 26ª per i bambini e soltanto 31ª per i giovani adulti, segnando un calo rispetto allo scorso anno in tutte e tre le fasce.

Anziani, una provincia virtuosa

La fascia over 65 è quella che beneficia maggiormente dei servizi sul territorio. Bergamo si colloca al 14° posto a livello nazionale (era 13ª nel 2024), grazie soprattutto al basso consumo di farmaci per malattie croniche – il quarto più basso in rapporto alla popolazione – e alla buona copertura bibliotecaria per gli anziani (15° posto in Italia). Positivo anche il dato sui posti letto disponibili nelle RSA, con un 27° posto nazionale. Tuttavia, la carenza di geriatri resta una criticità: solo 62ª per numero di specialisti in geriatria ogni 10.000 over 65.

Bambini: sport e scuola al top, ma pochi pediatri

Per quanto riguarda la qualità della vita dei bambini fino ai 14 anni, Bergamo scivola dalla 24ª alla 26ª posizione nazionale, ma mantiene buone performance nei settori educativi. Il 49,8% degli edifici scolastici è dotato di palestra, uno dei tassi più alti d’Italia (12° posto), e anche lo sport a scuola risulta molto diffuso (11° posto). Bene anche i risultati nei test Invalsi delle scuole medie (19ª posizione sia in matematica sia in italiano). I punti critici emergono sul fronte dell’edilizia scolastica finanziata dal PNRR (92° posto) e dello spazio abitativo (84°), insieme a una scarsa presenza di pediatri: solo 81ª in Italia per rapporto con la popolazione infantile.

Giovani adulti: lavoro stabile, ma troppi limiti

Il dato più allarmante riguarda la fascia 18-35 anni, con un crollo dall’ex 23° al 31° posto attuale. Il lato occupazionale offre segnali molto positivi, con il tasso di disoccupazione giovanile più basso d’Italia (1,7%) e un buon 13° posto per la conversione dei contratti a tempo determinato in posizioni stabili. Tuttavia, emergono criticità su altri aspetti cruciali per i giovani. La soddisfazione lavorativa è modesta (56° posto), gli affitti sono alti, soprattutto nel centro città (72°), e solo il 25% dei giovani tra i 25 e i 39 anni è laureato, dato che vale un 67° posto a livello nazionale.

Un quadro disomogeneo che invita alla riflessione

La fotografia tracciata dall’indagine mette in luce una provincia attenta alle esigenze della popolazione anziana, meno efficace invece nell’offrire prospettive solide alle nuove generazioni. Se da un lato Bergamo eccelle per servizi sanitari, infrastrutture educative e tenuta occupazionale, dall’altro l’accessibilità abitativa, l’offerta universitaria e la presenza di figure sanitarie specialistiche restano temi su cui è necessario intervenire con urgenza, per non compromettere il futuro della fascia demografica più dinamica.

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