Pnrr, Gori: “Bergamo corre, ma l’Italia arranca. Serve una proroga”

L’ex sindaco, oggi eurodeputato, accende i riflettori sulle difficoltà italiane nell’utilizzo dei fondi europei. “Alcuni progetti non saranno completati entro il 2026. Serve più tempo e più riforme”

A un anno esatto dalla sua elezione al Parlamento europeo, Giorgio Gori traccia un primo bilancio del lavoro a Bruxelles e Strasburgo. Vicepresidente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia, da qualche settimana anche delegato ai rapporti con la Tunisia, l’ex sindaco di Bergamo si è fatto promotore di una risoluzione a sostegno delle industrie energivore, ma guarda con attenzione anche alla gestione del Pnrr italiano, dove non nasconde preoccupazioni.

“La città di Bergamo procede con passo sicuro”, spiega Gori a L’Eco di Bergamo, “ma nel complesso il Paese fa fatica. Alcuni cantieri – come il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Orio – rischiano di non essere completati nei tempi previsti. Per questo il Parlamento europeo ha dato un primo via libera all’ipotesi di proroga di 18 mesi per i progetti in stato avanzato”.

Nel colloquio, Gori sottolinea che la transizione energetica resta centrale: le industrie ad alta intensità di energia – come vetro, acciaio, carta e ceramica – sono tra le più penalizzate dall’aumento dei costi e richiedono sostegni concreti per modernizzarsi. «La risposta – osserva – non è rallentare la transizione, ma accelerare sulle rinnovabili: sono proprio le energie pulite il modo più rapido per ridurre i costi». Nella sua risoluzione ha proposto strumenti per incentivare produzioni più sostenibili, anche attraverso il sostegno alla domanda di prodotti con un’impronta ambientale ridotta.

In Italia, però, le difficoltà non mancano. Molte misure finanziate con il Pnrr si sono dimostrate poco efficaci, come il discusso Piano Transizione 5.0, mentre le aziende invocano maggiore semplificazione normativa e chiarezza. «Ci sono imprese eccellenti che competono a livello globale – riconosce Gori – ma servono condizioni più favorevoli a partire dal quadro normativo».

Sul fronte europeo, l’ex sindaco insiste sulla necessità di un’Unione più forte e integrata, soprattutto in settori chiave come difesa e politica industriale. Tuttavia, le spinte sovraniste oggi prevalenti nel Consiglio europeo frenano ogni passo verso una governance più federale. «Il Parlamento europeo resta l’organo più europeista – sottolinea – ma senza una revisione dei Trattati, i margini d’azione sono limitati».

Quanto al legame con Bergamo, Gori resta attento osservatore: “La città va avanti bene. Elena Carnevali è una persona solida, lavora con serietà, e gode di un buon consenso. Il Pnrr a Bergamo ha prodotto risultati visibili”. Non nega un certo rimpianto per il “mestiere concreto” del sindaco, ma considera chiuso un ciclo.

E tra inglese da perfezionare, viaggi tra Strasburgo e Bruxelles e una dieta mediterranea da difendere contro la cucina belga, Gori si prepara a un’estate di studio e incontri sul territorio, con un occhio fisso sulle priorità economiche, energetiche e strategiche dell’Italia in Europa.

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