Da aree dismesse a nuove opportunità per la città. È la direzione intrapresa da Bergamo, dove l’amministrazione comunale sta puntando con forza sulla rigenerazione urbana degli ex poli produttivi. In cima all’elenco, dopo la recente tragedia che ha riportato l’attenzione sull’ex Reggiani, c’è proprio il progetto per un campus produttivodestinato a ospitare aziende, uffici e capannoni leggeri. «Ci sono trattative in corso», conferma Francesco Manzi al Corriere Bergamo, proprietario di oltre 38 mila metri quadrati dell’area, su un totale di circa 104.500.
L’area non sarà trasformata in spazio residenziale o commerciale, ma rimarrà produttiva, anche se con funzioni aggiornate e più compatibili con l’ambiente urbano. Manzi sottolinea che non ci saranno attività rumorose o con emissioni, mentre tra le richieste in arrivo gioca un ruolo chiave il futuro collegamento del tram. Il progetto è stato discusso con le istituzioni, ma le decisioni definitive devono essere condivise tra le tre proprietà, che includono anche un curatore fallimentare.
La ex Reggiani, però, non è l’unico simbolo di un passato industriale ormai tramontato. A pochi chilometri, nell’area dismessa della ex Fervet in via Rovelli, dove fino al 1997 si riparavano treni e tram, è pronto un piano di recupero urbanistico: edifici esistenti ristrutturati, una nuova costruzione di 4.500 metri quadrati, una rotatoria strategica e un bosco urbano di un ettaro, accanto a un nuovo parcheggio. L’intervento è previsto per il 2026 e si inserisce nel più ampio progetto di riqualificazione del mercato ortofrutticolo.
Più incerto il destino dell’ex Una Hotel di via Borgo Palazzo, chiuso dal 2016 e protagonista di più aste andate deserte. Nonostante progetti annunciati, tra studentati e alloggi, nessuna proposta si è concretizzata. Oggi l’edificio, abbandonato e recintato con pannelli metallici, è sorvegliato regolarmente per evitare nuovi accessi abusivi.
Altro punto nevralgico della trasformazione urbana è Porta Sud, la grande area in attesa di un rilancio definitivo. In questa zona si inseriscono i progetti sull’ex Italcementi (oggi Ferretti), per cui si valuta un nuovo piano attuativo a vocazione residenziale, e sull’ex granai del Consorzio agrario, dove invece si attende l’evoluzione generale del comparto prima di decidere.
Tra i progetti già in fase avanzata, l’ex Sace di via Baioni sarà demolita a breve: entro la fine dell’anno partiranno i lavori per una nuova area residenziale con spazi verdi, una piazza pubblica e un edificio a uso collettivo. In zona anche l’ex colorificio Migliavacca è oggetto di interlocuzioni con il Comune per definire un piano attuativo. Intanto, sull’area dell’ex Ismes, chiusa nel 1988 e demolita nel 2021, è stato rilasciato il permesso a costruire: saranno realizzati tre edifici per 60 appartamenti, con una piazzetta pubblica, anche se i lavori della Teb hanno rallentato l’avvio.
Il criterio guida è chiaro: niente nuovo consumo di suolo. L’assessore all’Urbanistica Francesco Valesini ribadisce che la strategia dell’amministrazione è basata sul riuso dell’esistente, in una città con territorio limitato e densamente edificato. Ogni permesso di costruzione passa prima dalla verifica delle aree dismesse: solo dopo averle recuperate si può pensare a nuove edificazioni.