Salf: “Dazi Usa? Rischio per il 20% del fatturato, ma pronti a nuovi mercati”

L’azienda di Cenate Sotto sotto osservazione per le misure annunciate dagli Stati Uniti: “Esportiamo prodotti unici, nel breve non ci sono alternative”

Le minacce di dazi sui farmaci europei da parte degli Stati Uniti preoccupano anche Salf Spa, storica realtà bergamasca del settore farmaceutico. L’azienda, specializzata nella produzione di soluzioni sterili per uso medico, esporta oltre un terzo dei propri prodotti proprio negli Usa, che rappresentano fino al 20% del fatturato annuo, equivalente a circa 8-10 milioni di euro sui 50 registrati nel 2024.

“Siamo preoccupati, ma anche consapevoli della forza dei nostri prodotti”, afferma Paolo Angeletti, consigliere delegato di Salf, che gestisce l’azienda insieme ai fratelli Aldo e Carla a Bergamonews. Il rischio legato all’adozione di dazi fino al 30%sui dispositivi medici e farmaceutici è concreto, ma la leadership tecnologica della società rappresenta un argine importante contro eventuali ripercussioni immediate.

In particolare, gli Stati Uniti si affidano a Salf per le sue soluzioni innovative per la conservazione degli organi, impiegate nelle fasi immediatamente precedenti e successive all’espianto. “Non esistono al momento alternative interne pronte a sostituire i nostri prodotti”, sottolinea Angeletti, evidenziando come questi dispositivi – pur non essendo catalogati come farmaci – rientrerebbero comunque tra le categorie colpite dai dazi.

Il mercato dei trapianti negli Stati Uniti è tra i più sviluppati al mondo, con una rete sanitaria capillare e tecnologie avanzate. L’introduzione di barriere doganali potrebbe quindi creare difficoltà anche per il sistema sanitario americano, che si troverebbe costretto a cercare fornitori alternativi senza disporne nel breve periodo.

“Questa situazione potrebbe rivelarsi un boomerang per gli stessi Stati Uniti”, commenta Angeletti. “Nel breve periodo il reshoring della produzione farmaceutica non è realistico, né semplice. E per il sistema americano significherebbe costi più alti per i medesimi prodotti.”

Nonostante l’incertezza generata dalle dichiarazioni dell’amministrazione Trump, Salf non resta ferma: “Stiamo già esplorando nuovi mercati non ancora presidiati”, conferma il dirigente, sottolineando come la strategia sia quella di diversificare i canali commerciali per ridurre l’impatto di eventuali misure protezionistiche.

L’azienda, con oltre 200 dipendenti, si conferma un polo d’eccellenza nella produzione di soluzioni sterili in fiale, flaconi e sacche medicali, e intende continuare a crescere puntando sull’innovazione e sull’affidabilità dei propri dispositivi. Se da un lato i dazi potrebbero penalizzare temporaneamente l’export verso gli Usa, dall’altro Salf si dichiara pronta a riposizionarsi strategicamente in nuovi contesti internazionali.

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