A quasi un anno dalla tragedia che ha sconvolto la comunità di Villongo, la Procura di Bergamo ha chiuso l’inchiesta sulla morte di Ritaj Lahmar, la bimba di 6 anni deceduta il 2 settembre 2024 in un parco giochi di San Filastro. L’altalena per disabili su cui stava giocando risultava fuori norma e già segnalata da tempo come pericolosa. Cinque le persone indagate per omicidio colposo in cooperazione: il sindaco Francesco Micheli, l’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Vigani e tre responsabili dell’ufficio tecnico comunale.
La tragedia e le omissioni
Ritaj si trovava con un coetaneo sull’altalena per disabili quando, a causa di un’oscillazione eccessiva provocata dall’assenza delle catene limitatrici – rotte da tempo –, cadde a terra e fu colpita violentemente dalla pedana in movimento. Le lesioni craniche riportate furono fatali. La bambina, che avrebbe compiuto 7 anni ad ottobre, non era disabile: l’uso dell’attrezzatura era improprio, ma accessibile perché non delimitata da alcun divieto o recinzione.
Secondo la ricostruzione della Procura, a partire dal marzo 2022 erano state inviate ripetute segnalazioni al Comune da parte della società incaricata della manutenzione dei parchi pubblici, Dimensione Comunità Srl. Le comunicazioni parlavano chiaramente di crepe, danni strutturali e mancanza di sicurezza sull’altalena. Nessun intervento fu effettuato, né per la riparazione né per l’eventuale rimozione o interdizione.
I profili di responsabilità
Gli inquirenti contestano negligenza, imprudenza e imperizia. Sul fronte tecnico, i tre responsabili dell’ufficio tecnico comunale succedutisi tra il 2022 e il 2024 non avrebbero mai eseguito gli interventi richiesti e avrebbero trascurato la manutenzione ordinaria, mancante dal 2023. Tra loro: Santina Crevena, Nunzio Pantò e Alfredo Zappella, quest’ultimo in carica al momento del fatto.
Per i profili politici, il sindaco Micheli e l’assessore Vigani avrebbero omesso la dovuta vigilanza e non avrebbero adottato provvedimenti urgenti per bloccare l’utilizzo del gioco danneggiato, nonostante le segnalazioni ricevute. Entrambi hanno chiesto di essere ascoltati dalla Procura e stanno preparando una memoria difensiva per distinguere le responsabilità politiche da quelle gestionali.
Prossimi passi giudiziari
L’inchiesta, coordinata dal PM Letizia Aloisio, rappresenta un passaggio cruciale verso l’eventuale rinvio a giudizio. Le difese si preparano a chiedere l’archiviazione o a chiarire le posizioni durante gli interrogatori già richiesti per il mese di settembre. L’eventuale rinvio a giudizio potrebbe aprire un processo per fare luce su una morte evitabile, legata non solo al degrado di un’attrezzatura pubblica, ma anche all’inerzia istituzionale protratta per oltre due anni.