Si chiama informalmente “bonus Giorgetti” e da lunedì 1° settembre sarà pienamente attivo anche per i dipendenti privati. Si tratta di un incentivo rivolto a chi ha già maturato i requisiti per la pensione anticipata, ma decide volontariamente di rimanere al lavoro. Il vantaggio? Una somma aggiuntiva in busta paga pari al 9,19% della retribuzione lorda, esentasse, corrispondente alla quota contributiva normalmente versata dal lavoratore all’Inps.
In Bergamasca sono potenzialmente oltre 5.000 i lavoratori interessati, stando ai dati raccolti dall’Inps tra il 2021 e il 2024, periodo in cui una media simile ha avuto accesso alla pensione anticipata. La misura, introdotta con l’obiettivo di rinviare l’uscita dal mondo del lavoro e alleggerire il sistema previdenziale, sarà disponibile fino al 31 dicembre 2025, salvo rinnovi.
La platea interessata include chi, entro la fine dell’anno prossimo, avrà raggiunto i 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne), indipendentemente dall’età anagrafica. La domanda va presentata tramite il sito dell’Inps, e prevede che il lavoratore scelga di rinunciare temporaneamente alla pensione per beneficiare del bonus direttamente in busta paga.
Secondo i primi dati disponibili, le richieste a livello nazionale sono state circa 7.000 nei primi due mesi dall’attivazione della misura, partita ad agosto per alcuni fondi speciali come quelli di Poste e trasporti. La copertura sarà completa anche per il settore pubblico tra ottobre e novembre.
I dubbi dei sindacati
Le reazioni nel mondo sindacale sono contrastanti. Danilo Toscano della Cgil di Bergamo, attraverso i dati elaborati dall’Inca, osserva che il bonus viene richiesto soprattutto per restare qualche mese in più, in vista di un passaggio di consegne o per allineare l’uscita alla fine dell’anno. “Non si va verso un reale ritardo della pensione, ma solo a un leggero posticipo”. Toscano sottolinea come il governo, e in particolare la Lega, stiano attuando misure in contrasto con la promessa di superare la riforma Fornero, e di fatto incentivino la permanenza in servizio.
Francesco Corna, segretario generale della Cisl Bergamo, invita a un approccio più strutturale: “Basta riforme continue. Servono norme chiare e stabili, che premino chi resta al lavoro ma tutelino anche chi ha bisogno di andare in pensione prima, magari per motivi legati alla salute o alla tipologia di impiego”.
Pasquale Papaianni della Uil Bergamo rilancia invece una proposta alternativa: “Bene l’incentivo per trattenere l’esperienza, ma sarebbe utile anche premiare le aziende che assumono giovani in cambio di pensionamenti anticipati. In molti settori — dall’edilizia alla sanità, passando per i trasporti — i lavoratori hanno esigenze fisiche e anagrafiche che rendono difficile prolungare l’attività lavorativa. Serve un modello che tenga conto di queste differenze”.
Le prospettive
Il bonus sarà valutato a fine anno, anche in vista di un possibile rinnovo o integrazione nel quadro di una futura riforma previdenziale. Intanto, per molti lavoratori bergamaschi potrebbe rappresentare un’opzione concreta per guadagnare qualcosa in più restando attivi ancora per qualche mese, specie in vista di scadenze fiscali, familiari o previdenziali.
La misura resta però oggetto di dibattito: strumento flessibile o incentivo alla permanenza forzata? Il tempo — e i numeri delle adesioni — daranno una risposta più chiara.