Era capace di intendere e di volere Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, uccisa il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola. Lo ha stabilito la perizia affidata a Giuseppina Paulillo, direttrice dell’Unità di psicopatologia forense dell’Ausl di Parma, discussa in aula lunedì 22 settembre davanti alla Corte d’Assise di Bergamo.
Secondo la psichiatra, Sangare presenta un disturbo di personalità narcisistico e antisociale, oltre a un disturbo da uso di cannabinoidi, ma nessuno di questi elementi ha compromesso la sua capacità di comprendere la realtà. «In otto ore di colloquio non ha mai manifestato rimorso né sensi di colpa – ha detto Paulillo –. Non ha mai chiamato Sharon per nome, solo “donna”».
Lo psichiatra Massimo Biza, consulente della parte civile, ha parlato a L’Eco di Bergamo di un omicidio «sadico»: «Un delitto fatto per il piacere di compierlo. Sangare cercava emozioni forti e ha scartato altre potenziali vittime prima di colpire Sharon. Questo dimostra una lucidità terrificante».
L’imputato, trentenne nato a Milano da genitori maliani, aveva inizialmente confessato ai carabinieri e al pm Emanuele Marchisio, salvo poi ritrattare in aula a marzo sostenendo di essere solo un testimone fuggito per paura. La difesa, con il consulente Alessandro Calvo, contesta la perizia e ritiene che il disturbo di personalità possa aver compromesso la capacità di intendere e volere.
La prossima udienza sarà decisiva per stabilire il peso delle valutazioni psichiatriche nel processo a carico di Sangare.