La professione di medico di medicina generale continua a non convincere i giovani laureati. L’ennesima conferma è arrivata dal test d’ingresso per il corso di formazione triennale organizzato dalla Regione Lombardia, che abilita a diventare medico di base: su 601 iscritti, si sono presentati solo in 304, praticamente la metà. Il risultato è che 86 borse di studio delle 390 messe a bando resteranno vacanti, con un tasso di copertura inferiore al 78%.
Un dato che replica il flop dello scorso anno, quando alla prova si presentarono in 278 su 556 iscritti, nonostante i posti allora fossero 505. Se si guarda al trend degli ultimi anni, la tendenza appare consolidata: la medicina generale non attrae, nonostante la carenza crescente di camici bianchi di famiglia in molte zone del Paese.
Tra abbandoni e preferenze universitarie, i numeri non migliorano
Una delle principali cause della scarsa affluenza al test è legata alla doppia iscrizione ai bandi di formazione: molti neolaureati tentano sia il concorso per il corso regionale di medicina generale sia quello per le scuole di specializzazione universitarie. Quando vengono ammessi a queste ultime, spesso abbandonano il percorso per diventare medico di famiglia, considerato meno prestigioso e meno remunerativo.
Ma il problema non si esaurisce all’ingresso. Secondo gli Ordini dei medici, anche tra chi inizia il triennio non tutti arrivano alla fine. «Capita che alcuni decidano di ritentare l’accesso alla specializzazione universitaria, abbandonando il corso regionale», spiega Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo a L’Eco di Bergamo. Marinoni sottolinea come le condizioni della professione non siano migliorate, né in termini di carico di lavoro né di riconoscimento economico.
Una professione sempre meno appetibile
L’immagine del medico di famiglia è oggi appannata, e spesso bersaglio di affermazioni superficiali e infondate. «Bisogna smettere di dire che lavoriamo 15 ore a settimana», denuncia Marinoni, ricordando il caso della dottoressa morta in Sardegna, esausta per seguire 5.000 pazienti da sola. «I medici di base sono al limite della resistenza», aggiunge.
Dello stesso avviso Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, che ha monitorato la partecipazione al test d’ingresso: «La medicina generale è poco attrattiva perché la burocrazia cresce e i compensi restano invariati. Serve un cambio di rotta».
Cosa succede ora
Terminata la prova scritta, seguirà la correzione del quiz e l’assegnazione dei posti disponibili. I nuovi iscritti saranno poi distribuiti tra i diversi poli formativi della Lombardia, tra cui Bergamo, Seriate e altre sedi territoriali, dove inizieranno il triennio con possibilità, già durante il percorso, di aprire un ambulatorio con numero limitato di pazienti.
Tuttavia, la sfida principale resta culturale ed economica: occorre rendere il mestiere di medico di base più attrattivo, valorizzandolo non solo sotto il profilo economico ma anche professionale e sociale. Senza un intervento strutturale, il rischio concreto è di non riuscire a sostituire i numerosi professionisti che andranno in pensione nei prossimi anni, lasciando intere aree del Paese senza un presidio sanitario fondamentale.