Il mercato degli affitti brevi in provincia di Bergamo si prepara ad affrontare una possibile stretta fiscale. Nella bozza della Legge di bilancio 2025, infatti, è previsto un aumento dell’aliquota della cedolare secca dal 21% al 26% per i proprietari di immobili destinati all’affitto breve. Questo provvedimento, che riguarderebbe circa 2.000 immobili in Bergamasca, ha scatenato una reazione da parte dei proprietari, che vedono aumentare i costi e i rischi legati a questa forma di locazione.
Come riporta L’Eco di Bergamo, attualmente, la tassazione per gli affitti brevi è già del 26% dal secondo immobile in affitto. L’introduzione della nuova norma uniformerebbe l’aliquota, aumentando la pressione fiscale già dal primo alloggio affittato. Questa modifica avrebbe un impatto diretto su numerosi proprietari, in particolare su quelli con un solo appartamento in locazione. Secondo un’analisi di InsideAirbnb.com, circa il 39% degli host a Bergamo affitta un solo immobile, e per loro l’aumento del 5% comporterebbe una spesa aggiuntiva di circa 1.300 euro annui.
La reazione dei proprietari
Le associazioni dei proprietari, come l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari (UPPI), hanno espresso forti dubbi sull’efficacia di un aumento delle tasse come misura per incentivare la residenzialità. Sergio Suardi, segretario dell’UPPI di Bergamo, ha commentato: “Non possiamo risolvere un problema con l’inasprimento fiscale. La proliferazione degli affitti brevi sta riducendo la disponibilità di case per contratti più lunghi. Tuttavia, piuttosto che aumentare le tasse, sarebbe meglio incentivare i contratti più lunghi, come i contratti 4+4, con sgravi fiscali o agevolazioni più consistenti.”
Gli affitti brevi, infatti, sono diventati una forma redditizia e a basso rischio per molti proprietari, specie quelli con più immobili, che trovano più conveniente affittare a breve termine piuttosto che stipulare contratti di lunga durata. Questo sta creando una forte concorrenza alla residenzialità tradizionale, facendo salire i prezzi degli affitti a lungo termine.
Le proposte delle associazioni di categoria
Federalberghi Bergamo, tramite il suo presidente Alessandro Capozzi, ha sostenuto che gli affitti brevi non possono continuare a operare con regole più favorevoli rispetto alla ricettività tradizionale. Capozzi ha infatti ricordato che gli hotel sono già soggetti a una tassazione più alta, superiore al 26%, e sottolinea che gli affitti brevi dovrebbero operare con le stesse regole delle strutture ricettive, per garantire una concorrenza leale. Inoltre, ha fatto notare come la carenza di case disponibili per giovani e famiglie stia diventando un problema crescente, e per questo motivo sarebbe più utile favorire i contratti di affitto a lungo termine.
Cesare Rossi, vicedirettore di Confesercenti Bergamo, ha adottato una posizione più cauta, sottolineando che, sebbene la proposta di aumento fiscale non colpirebbe la maggioranza degli affitti brevi, sarebbe comunque utile professionalizzare il settore. Rossi ha spiegato che una maggiore regolamentazione potrebbe aiutare a combattere l’abusivismo e rendere l’affitto breve un’attività imprenditoriale vera e propria, aumentando anche la trasparenza del mercato.
Conclusioni
La proposta di aumentare la tassazione sugli affitti brevi solleva diverse preoccupazioni, ma non è ancora chiaro come evolverà la situazione. Il dibattito tra il governo e le varie associazioni prosegue, con opinioni contrastanti sui benefici e sugli effetti collaterali di un possibile aumento della cedolare secca. In ogni caso, l’obiettivo dichiarato resta quello di favorire l’affitto a lungo termine per garantire maggiore stabilità abitativa e risolvere i problemi di residenzialità, ma molti chiedono soluzioni più equilibrate che possano accontentare tanto i proprietari quanto gli inquilini.