Le novità della Legge di Bilancio per il sistema previdenziale
La Legge di Bilancio 2026, approvata definitivamente a fine 2025, porta importanti modifiche al sistema pensionistico italiano. Una delle principali novità è il rinvio dell’età pensionabile. A partire dal 2027, per accedere alla pensione di vecchiaia sarà necessario avere 67 anni e un mese (un mese in più rispetto ad oggi), mentre nel 2028 l’età salirà a 67 anni e tre mesi. Per la pensione anticipata, che si calcola sulla base degli anni di contributi versati, dal 2027 sarà richiesta una carriera di 42 anni e 11 mesi, per arrivare a 43 anni e un mese dal 2028. A queste modifiche si aggiunge la conferma della «finestra mobile», ovvero il periodo di attesa tra la maturazione dei requisiti e l’inizio effettivo della pensione, che resta di tre mesi.
Tuttavia, la legge ha anche cancellato alcune misure che permettevano l’uscita anticipata. Opzione Donna e Quota 103, infatti, non sono state rinnovate. Opzione Donna, che dal 2004 ha consentito a molte donne di andare in pensione anticipata, è stata progressivamente meno utilizzata, anche a causa di una formula che penalizzava l’importo dell’assegno pensionistico. Per esempio, in Bergamasca, le beneficiarie sono passate dalle 820 del 2022 alle sole 157 previste per il 2024 passando per la via di mezzo di 367. Quota 103, che ha permesso a un numero limitato di lavoratori di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, ha coinvolto in provincia circa 316 persone nel 2024.
I lavoratori bergamaschi e il futuro
La provincia di Bergamo conta attualmente circa 125 mila lavoratori con più di 55 anni, la fascia di età in cui molti iniziano a programmare il proprio pensionamento. Ogni anno, tra i 15 e i 20 mila bergamaschi vanno in pensione, ma l’introduzione delle nuove misure previdenziali rischia di complicare ulteriormente i piani di molti lavoratori. Con il rinvio delle pensioni, i bergamaschi vicini alla fine della carriera potrebbero essere costretti a lavorare ancora per alcuni anni, senza avere la possibilità di approfittare di formule come Opzione Donna o Quota 103. Per chi ha dedicato decenni di vita lavorativa, la prospettiva di dover rimanere ancora a lungo nel mondo del lavoro può essere una fonte di stress e incertezze.
I sindacati e la richiesta di una riforma strutturale
La reazione dei sindacati non si è fatta attendere. Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo, ha sottolineato l’importanza di riforme strutturali per il sistema pensionistico. Secondo Corna, il sistema non può più essere basato su soluzioni temporanee e “a spot”, ma è necessario valorizzare la contribuzione e tutelare coloro che hanno versato i contributi per tutta la carriera. La Cisl ha manifestato il proprio dissenso a Roma durante la protesta del 13 dicembre, chiedendo un incremento delle risorse destinate alla modernizzazione dell’economia e una maggiore attenzione alle pensioni integrative per i più giovani.
Da parte sua, Marco Toscano, segretario della Cgil di Bergamo, ha criticato le contraddizioni del governo, che ha fatto campagne elettorali promuovendo l’abolizione della legge Fornero, senza poi tradurre queste promesse in azioni concrete. Secondo Toscano, l’eliminazione di alcune forme di flessibilità, come Quota 103 e Opzione Donna, senza interventi adeguati per i giovani con carriere discontinue, evidenzia una distanza tra le promesse e le politiche reali.
Anche Pasquale Papaianni, coordinatore della Uil Bergamo, ha espresso preoccupazioni simili, affermando che la manovra conferma un orientamento che rinvia l’accesso alla pensione e si concentra su misure temporanee. Papaianni ha sottolineato le criticità del sistema pensionistico, che non garantisce più pensioni adeguate, mentre la previdenza complementare è ancora poco diffusa. A suo parere, è urgente avviare un confronto serio per una riforma complessiva, che tenga conto delle necessità dei lavoratori e risponda in modo strutturale alle sfide del sistema previdenziale.
Le novità per i giovani lavoratori
Un aspetto positivo della Legge di Bilancio riguarda i giovani lavoratori, con l’introduzione di una nuova clausola di silenzio-assenso per il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). A partire dal 1° luglio 2026, i lavoratori che entreranno nel mercato del lavoro per la prima volta vedranno il loro TFR automaticamente destinato ai fondi pensione, se non esprimeranno una scelta diversa entro 60 giorni dall’inizio del contratto. Questa novità mira a favorire l’adesione ai fondi pensione, garantendo così una pensione integrativa per le nuove generazioni.