Delitto di Taleggio, gli inquirenti stringono il cerchio sull’omicidio di Hassan

Determinanti il telefono della vittima e le telecamere: ricostruite le ultime ore del 43enne trovato morto lungo la provinciale

carabinieri

 Si restringe il campo attorno ai responsabili del delitto di Taleggio, dove lunedì mattina è stato rinvenuto il corpo senza vita di Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, 43 anni, di origine egiziana. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e della Compagnia di Zogno, sotto il coordinamento del pm Maria Esposito, stanno facendo rapidi passi avanti grazie all’analisi del telefono cellulare della vittima e delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.

Il corpo di Hassan è stato trovato alle 8.20 di lunedì da due escursionisti, in una piazzola di sosta lungo la strada provinciale a Taleggio. L’uomo era avvolto in due coperte e, secondo gli investigatori, sarebbe stato scaricato da un’auto o da un furgone. Un particolare che rafforza l’ipotesi di un omicidio avvenuto altrove, seguito dall’occultamento del cadavere.

Il primo esame esterno ha evidenziato gravi lesioni alla testa, con una ferita particolarmente estesa sul lato sinistro del cranio, compatibile con ripetuti colpi violenti. L’orario esatto e le cause della morte saranno chiariti dall’autopsia, fissata per venerdì all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove la salma è stata trasferita. Le basse temperature notturne, che in zona possono scendere fino a -13 gradi, rendono complessa la datazione precisa del decesso senza ulteriori accertamenti medico-legali.

Hassan viveva da circa due anni al Centro di accoglienza di Sotto il Monte, presso il Pime, come richiedente asilo. Il permesso di soggiorno gli era stato rinnovato il 4 novembre 2025. Era sposato e padre di due figlie di 9 e 13 anni, che vivono in un paese vicino ad Alessandria d’Egitto. Una vita riservata, descritta da chi lo conosceva come quella di un uomo silenzioso e discreto.

L’ultima mattina certa è quella di domenica, quando Hassan è uscito dal centro di accoglienza e alle 8 si è fermato al bar “La Caffetteria” di via Brusicco. “È venuto a prendere il caffè, è uscito a fumare una sigaretta ed è stata l’ultima volta che l’ho visto”, ha raccontato la barista. Non indossava abiti da lavoro, un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli investigatori, considerando che in passato svolgeva saltuariamente lavori come imbianchino o si spostava in autobus verso varie località della provincia.

Da quel momento, di lui si perdono le tracce. Non è stato visto salire su un autobus e non aveva con sé documenti quando è stato trovato morto. Un elemento chiave è rappresentato dal suo telefono: su WhatsApp risulta attivo fino alle 10 di domenica mattina, secondo quanto riferito da alcuni amici egiziani ospiti dello stesso centro di accoglienza. Questo restringe l’arco temporale del delitto, che potrebbe essere avvenuto tra la tarda mattinata di domenica e l’alba di lunedì.

Seguendo i dati del cellulare, gli investigatori stanno ricostruendo gli spostamenti di Hassan e i contatti avuti nelle sue ultime ore di vita. Parallelamente, è in corso l’analisi delle immagini delle telecamere, sia lungo la viabilità principale sia nei centri abitati limitrofi, per individuare veicoli sospetti o movimenti anomali compatibili con il trasporto del corpo.

Il quadro investigativo appare sempre più definito, e gli inquirenti ritengono di essere vicini a individuare chi ha ucciso Hassan e perché. Le prossime ore, insieme agli esiti dell’autopsia, saranno decisive per chiarire definitivamente le circostanze di un omicidio che ha profondamente scosso la Val Taleggio.

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