Carcere di Bergamo, nuove aggressioni e sovraffollamento al 185%

Pugni e morsi contro gli agenti penitenziari, sindacati in allarme: “Una trincea quotidiana, servono interventi urgenti”

 Ancora violenza all’interno del carcere di Bergamo. Nelle ultime ore, due agenti di Polizia Penitenziaria sono stati aggrediti da un detenuto, che ha colpito uno di loro con pugni e morso al braccio un vice-ispettore. L’episodio si inserisce in un quadro già critico, aggravato da una condizione di sovraffollamento estrema, con 589 detenuti ospitati in una struttura progettata per 319, pari a un tasso di affollamento del 185%.

Non si tratta di un caso isolato. Nel reparto femminile, un’altra agente è stata vittima di un’aggressione da parte di una detenuta, riportando lesioni con prognosi di 30 giorni. Solo pochi giorni prima, altri cinque agenti erano stati colpiti in circostanze analoghe, a conferma di una spirale di violenza ormai fuori controllo.

Toni Sole, della segreteria provinciale di FNS CISL, ha denunciato una situazione divenuta insostenibile, in cui gli operatori penitenziari agiscono “in una vera e propria trincea”. Sole ha puntato il dito contro l’assenza di risposte concrete da parte dell’Amministrazione, lamentando una carenza strutturale di strumenti e personale, sia operativo che educativo.

“Queste non sono semplici notizie di cronaca – ha spiegato a Bergamonews – ma un grido d’allarme su ciò che accade ogni giorno all’interno della Casa Circondariale di Bergamo”. Il sindacato sottolinea come la pressione psicologica sugli agenti sia sempre più elevata, mentre il rapporto numerico tra detenuti e poliziotti penitenziari resta ben al di sotto degli standard minimi: attualmente è di 1 agente ogni 3 detenuti (0,38), a fronte di un parametro previsto di 1,41.

Oltre alla mancanza di personale operativo, è evidente anche la carenza di figure educative e amministrative, compromettendo la possibilità di sviluppare percorsi di rieducazione e reinserimento, che sono parte integrante della missione carceraria. In questo contesto, le tensioni si esasperano, sia per chi sconta una pena sia per chi è chiamato a far rispettare le regole.

La FNS CISL esprime solidarietà agli agenti feriti, rinnovando la richiesta alle autorità competenti di intervenire con misure strutturali e risorse adeguate. Secondo il sindacato, servono azioni immediate per migliorare le condizioni di sicurezza, restituire dignità lavorativa al personale e garantire una detenzione compatibile con i principi costituzionali.

“La nostra battaglia è a fianco degli agenti – conclude Sole – ma anche per il benessere dei detenuti. Nessuno deve vivere in condizioni disumane. Occorre ripensare radicalmente il sistema penitenziario, prima che il collasso diventi definitivo”.

 

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