Mercosur, protesta a Strasburgo: Coldiretti Bergamo in prima linea contro la concorrenza sleale

Delegazione bergamasca alla manifestazione europea contro l’accordo Ue-Mercosur: agricoltori in marcia per chiedere equità, regole comuni e tutela delle produzioni locali

Si è fatta sentire anche la voce degli agricoltori bergamaschi nella manifestazione organizzata da Coldiretti a Strasburgo martedì 20 gennaio, in occasione del dibattito sull’accordo commerciale tra Unione Europea e Paesi del Mercosur. Una protesta congiunta che ha visto la partecipazione di oltre mille agricoltori italiani e francesi, uniti contro quella che definiscono una minaccia alla sicurezza alimentare europea e al futuro delle filiere agroalimentari locali.

Tra i manifestanti, anche Luca Micheli, giovane allevatore di Sotto il Monte, che ha sottolineato con fermezza: «Condividiamo gli standard europei di produzione, ma devono essere applicati anche a chi esporta da fuori Europa. Non è accettabile che le nostre aziende rispettino regole stringenti su ambiente, salute e benessere animale, mentre prodotti esteri entrano nel mercato senza gli stessi vincoli».

Il cuore della protesta è proprio la richiesta di reciprocità nelle regole. Coldiretti denuncia una situazione ormai insostenibile: solo il 3% delle merci importate viene fisicamente controllato ai confini europei, mentre agli agricoltori dell’UE viene chiesto di rispettare standard elevati che aumentano i costi di produzione. Una concorrenza giudicata sleale, che rischia di compromettere il reddito delle imprese agricole europee e la sovranità alimentare del continente.

Secondo Coldiretti, guidata dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, l’accordo con il Mercosur – che prevede una progressiva liberalizzazione degli scambi con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – rischia di trasformarsi in un boomerang per l’agricoltura europea. Tra i prodotti che potrebbero arrivare in grandi quantità ci sono carne, zucchero, cereali e derivati agricoli provenienti da filiere con standard ambientali, sanitari e sociali meno rigorosi rispetto a quelli in vigore nell’UE.

“Fermare le importazioni sleali”, questo lo slogan dei manifestanti, che chiedono:

  • l’obbligo di etichettatura dell’origine su tutti i prodotti;

  • l’abolizione della regola dell’ultima trasformazione doganale, che può falsare l’origine reale dei prodotti;

  • più controlli alle frontiere, con una verifica sistematica della qualità e della sicurezza delle merci importate.

Particolarmente critico l’attacco rivolto alla Commissione europea e alla presidente Ursula von der Leyen, accusate da Coldiretti di perseguire una gestione autocratica e ideologica del settore agricolo, basata su burocrazia, vincoli e apertura ai mercati globali senza garantire tutele sufficienti agli agricoltori europei.

“Un’agricoltura trasformata in laboratorio tecnocratico”, secondo Prandini, che denuncia anche l’utilizzo di fitofarmaci vietati da decenni in Europa su molti dei prodotti in arrivo dai Paesi sudamericani. In gioco, secondo Coldiretti, non c’è solo il destino delle imprese agricole, ma la sicurezza dei consumatori e la tenuta ambientale del sistema agroalimentare europeo.

Un settore da difendere

La provincia di Bergamo, da sempre eccellenza nell’agroalimentare, è tra le più sensibili al tema. Con undici produzioni Dop riconosciute, gli agricoltori locali hanno investito su qualità, tracciabilità e tipicità, come ha ricordato la delegazione bergamasca. Proprio per questo, la mobilitazione assume un valore ancora più simbolico: difendere il lavoro e il territorio da dinamiche di mercato che rischiano di essere insostenibili.

Un accordo che divide

L’accordo Mercosur continua a dividere l’opinione pubblica. Se da un lato viene visto come opportunità per l’export europeo di prodotti ad alto valore aggiunto – come vino, formaggi e olio – dall’altro si teme una pressione al ribasso sui prezzi interni e un danneggiamento delle filiere locali, in particolare quelle medio-piccole.

Tra le principali preoccupazioni, ci sono anche:

  • l’impatto ambientale delle nuove importazioni, legato soprattutto alla deforestazione in Sud America;

  • la difficoltà di garantire tracciabilità reale su produzioni estere;

  • le condizioni di lavoro nei Paesi esportatori, spesso meno tutelate rispetto agli standard europei.

Coldiretti ha annunciato che la mobilitazione continuerà fino a quando non saranno garantiti principi di equità, trasparenza e reciprocità. La battaglia contro il Mercosur, per gli agricoltori italiani, è diventata simbolo della difesa del modello agricolo europeo, basato su qualità, sostenibilità e rispetto delle regole.

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