Dalmine, dissequestro milionario per presunta circonvenzione

Restituiti beni per un milione di euro a una 54enne accusata di aver raggirato la zia: il Riesame parla di quadro diverso

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Un milione di euro tornato nella disponibilità dell’indagata dopo la decisione del Tribunale del Riesame, che ha ribaltato l’impianto accusatorio iniziale. La vicenda giudiziaria che aveva coinvolto una 54enne, L.C., accusata di aver raggirato l’anziana zia per depredarne il patrimonio, ha registrato una svolta significativa con il dissequestro dei beni disposto dai giudici.

Il provvedimento arriva dopo che la Guardia di Finanza aveva eseguito un sequestro preventivo per equivalente su beni e disponibilità finanziarie ritenute frutto di presunte condotte illecite. L’ipotesi della Procura parlava di circonvenzione di incapace e autoriciclaggio: secondo l’accusa, la nipote avrebbe approfittato della fragilità psichica dell’anziana, invalida al cento per cento, per sottrarle oltre un milione di euro.

Giovanna Cortesi, 82 anni, residente a Sforzatica di Dalmine, è deceduta il 22 luglio 2022. Al centro dell’inchiesta vi erano movimenti bancari e operazioni finanziarie iniziate nel 2007, anno in cui sarebbe stato aperto un conto corrente cointestato presso la Banca Popolare di Bergamo, oggi Bper. Da quel momento, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati effettuati trasferimenti e investimenti che avrebbero progressivamente ridotto il patrimonio dell’anziana.

Tra dicembre 2008 e giugno 2014 risultano bonifici e operazioni a favore della nipote per circa 350 mila euro. Nello stesso arco temporale sarebbero stati eseguiti investimenti per oltre 524 mila euro. A questi si aggiungerebbero, tra il 2015 e il luglio 2022, ulteriori prelievi in contanti per circa 46 mila euro, oltre alla sottoscrizione di polizze assicurative sulla vita intestate alla zia ma con beneficiaria la 54enne.

La Procura aveva contestato anche l’autoriciclaggio, sostenendo che le somme ottenute attraverso la presunta circonvenzione fossero state reinvestite in strumenti finanziari e assicurativi con l’obiettivo di ostacolarne la tracciabilità e l’origine. Un quadro accusatorio che aveva portato al sequestro dei beni per un valore complessivo di circa un milione di euro.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Gianluca Madonna, ha però sostenuto una ricostruzione differente. Secondo il legale, l’analisi di oltre 1500 pagine di documentazione sanitaria avrebbe evidenziato una situazione incompatibile con l’ipotesi di incapacità della donna. “Pur coi tempi ristretti del riesame, è stato necessario esaminare un’ingente mole di atti clinici da cui è emersa una realtà totalmente differente rispetto a quella sostenuta dall’accusa”, ha dichiarato l’avvocato.

Stando alla linea difensiva, la signora non avrebbe mai sofferto di patologie tali da comprometterne la capacità di intendere e di volere. Il Tribunale del Riesame, pur in attesa delle motivazioni ufficiali, avrebbe dunque riconosciuto elementi favorevoli all’indagata, disponendo la restituzione delle somme sequestrate.

Il dissequestro rappresenta un passaggio cruciale nell’evoluzione del procedimento, anche se non chiude definitivamente la vicenda giudiziaria. Le motivazioni del provvedimento saranno determinanti per comprendere nel dettaglio le valutazioni operate dai giudici e l’eventuale impatto sulle ulteriori fasi del processo.

La decisione segna comunque un punto di svolta rispetto alla fase iniziale dell’inchiesta, restituendo alla 54enne la disponibilità dei beni e ridefinendo, almeno in parte, il quadro probatorio su cui si era fondato il sequestro preventivo. Resta ora da attendere gli sviluppi futuri per chiarire in via definitiva le responsabilità e i contorni della vicenda.

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