Nuovi sviluppi nell’indagine sul giovane pizzaiolo egiziano arrestato a Bergamo con accuse legate al terrorismo internazionale. La Polizia di Stato ha notificato una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 23enne, ritenuto ora parte integrante di un’associazione terroristica.
Il giovane lavorava in una pizzeria d’asporto nel centro di Bergamo ed era già stato arrestato il 4 ottobre 2024 dalle Digos di Brescia e Bergamo al termine di un’indagine coordinata dalla Procura distrettuale di Brescia.
In quella fase gli era stata contestata l’apologia di delitti aggravata dalla finalità di terrorismo, legata alla diffusione online di contenuti di propaganda jihadista.
Secondo gli investigatori, il 23enne pubblicava e condivideva sui social numerosi materiali di propaganda, esaltando l’Islamic State, la Jihad Islamica Palestinese e la pratica del martirio.
Le indagini avevano anche portato alla luce un progetto di attentato contro una chiesa nel centro di Bergamo, con l’obiettivo di colpire i fedeli cristiani considerati “infedeli”.
Per questi fatti il giovane è stato condannato in primo grado per propaganda e apologia di terrorismo.
L’attività investigativa non si è però fermata. Gli investigatori hanno proseguito gli approfondimenti sul suo circuito di contatti e relazioni, analizzando i dispositivi elettronici sequestrati durante l’arresto.
Proprio dall’analisi forense dei dispositivi è emerso un quadro più ampio. Secondo la Digos, il giovane non agiva come “lupo solitario”, ma era inserito in una rete di soggetti con cui condivideva progetti terroristici.
Le indagini hanno individuato un gruppo attivo su sistemi di messaggistica istantanea chiamato “I Pericolosi d’Egitto”, nel quale sarebbero stati pianificati possibili attentati.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo discuterebbe di azioni terroristiche contro obiettivi come stadi e luoghi di culto.
La nuova ordinanza di custodia cautelare è stata quindi emessa perché il giovane è ritenuto partecipe dell’organizzazione terroristica “Islamic State Khorasan Province (ISKP)”, una diramazione jihadista dell’ISIS.
Gli inquirenti sostengono inoltre che il 23enne stava valutando di unirsi ai combattenti del Daesh in Mozambico.
Parallelamente avrebbe avviato un processo di auto-addestramento, consultando siti internet per imparare a costruire esplosivi e condividendo video sull’uso di armi da guerra, tra cui i kalashnikov.
Le nuove accuse rafforzano il quadro investigativo secondo cui il giovane non si limitava alla propaganda online ma stava cercando di passare alla fase operativa.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura distrettuale di Brescia e condotta dalle Digos di Brescia e Bergamo, prosegue per ricostruire completamente la rete di contatti e i possibili collegamenti internazionali del gruppo.