Una diffida formale per chiedere la rimozione dai social di immagini, vignette e post nei quali compare il volto di Chiara Mocchi, l’insegnante gravemente ferita lo scorso marzo nella scuola “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario. A intervenire è il suo legale, l’avvocato Angelino Murtas, dopo la diffusione online di contenuti ritenuti lesivi dell’immagine e della reputazione della docente.
Secondo quanto denunciato dall’avvocato, il volto della professoressa sarebbe stato utilizzato anche in associazione a messaggi di carattere politico che non rappresenterebbero le sue posizioni.
La richiesta è rivolta sia agli autori dei contenuti sia a chi li ha successivamente riprodotti o condivisi. Il legale domanda che il materiale contestato venga eliminato immediatamente e annuncia possibili iniziative giudiziarie qualora la diffusione dovesse continuare.
La diffida del legale di Chiara Mocchi
L’intervento è stato formalizzato attraverso una nota datata 20 settembre. Murtas contesta l’utilizzo delle sembianze della propria assistita all’interno di contenuti accompagnati, in alcuni casi, da commenti offensivi.
Il legale parla di una «sorta di gogna mediatica» sviluppatasi attraverso la circolazione sui social di immagini e messaggi riferiti alla docente.
La contestazione non riguarda esclusivamente chi avrebbe realizzato i post originari. La diffida interessa infatti anche gli utenti che li avrebbero ripubblicati, riprodotti o ulteriormente diffusi attraverso le piattaforme digitali.
L’obiettivo immediato è ottenere la cessazione dell’utilizzo dell’immagine della professoressa nelle modalità contestate.
«Non è una questione di libertà di critica»
Nella comunicazione viene precisato anche il perimetro dell’iniziativa. L’avvocato sottolinea che la diffida non intende mettere in discussione la libertà di satira, di critica o il diritto di esprimere opinioni.
Il punto sollevato riguarda invece l’impiego dell’immagine e dell’identità della docente.
Secondo il legale, Chiara Mocchi sarebbe infatti estranea ai fatti e alle posizioni alle quali il suo volto è stato associato. Per questo l’intervento viene presentato come uno strumento diretto alla tutela «dell’immagine, dell’identità personale e della reputazione» della professoressa.
La distinzione è centrale nella posizione espressa dalla difesa: non vengono contestate genericamente le opinioni pubblicate online, ma l’associazione di quelle opinioni alla docente attraverso l’utilizzo delle sue sembianze.
I contenuti social vengono documentati
Il materiale già individuato non sarebbe destinato semplicemente alla richiesta di cancellazione. Post, immagini, commenti e condivisioni sono in fase di documentazione e conservazione, secondo quanto comunicato dal legale.
Questa attività potrebbe diventare rilevante nel caso in cui si decidesse di procedere nelle sedi giudiziarie.
Murtas ha infatti anticipato che, qualora continuasse la diffusione dei contenuti contestati, potranno essere valutate iniziative sia in sede civile sia in sede penale.
L’eventuale azione avrebbe lo scopo di accertare possibili responsabilità, ottenere la cessazione delle condotte contestate e richiedere il risarcimento degli eventuali danni.
Al momento si tratta dell’iniziativa annunciata dal legale della docente e le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
L’aggressione del 25 marzo a Trescore
La vicenda social arriva mentre Chiara Mocchi sta ancora affrontando le conseguenze di quanto accaduto diversi mesi fa.
Il 25 marzo 2026 la docente era stata gravemente ferita con un coltello da uno studente tredicenne all’interno della scuola “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario.
L’aggressione le aveva provocato profonde ferite al collo, alla gola e al torace. L’episodio aveva avuto grande risonanza e aveva riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza all’interno degli istituti scolastici.
A distanza di mesi, secondo quanto riferito dal suo avvocato, l’insegnante sta ancora seguendo un percorso riabilitativo per le conseguenze delle ferite riportate.
È in questo contesto che si inserisce l’iniziativa intrapresa contro l’utilizzo del suo volto sui social.
Possibili azioni civili e penali
La diffida rappresenta dunque un primo intervento per fermare la circolazione del materiale ritenuto improprio. Agli utenti interessati viene chiesto di procedere alla rimozione dei contenuti nei quali l’immagine della docente sarebbe stata utilizzata senza titolo e collegata a messaggi che, secondo il suo legale, le sono estranei.
In caso di nuove pubblicazioni o ulteriori condivisioni, l’avvocato ha annunciato la possibilità di rivolgersi alle sedi civili e penali.
La documentazione del materiale già pubblicato permetterà eventualmente di ricostruire la diffusione dei singoli contenuti e valutare le diverse condotte.
L’attenzione rimane quindi concentrata non soltanto sugli autori originari, ma anche sul meccanismo delle successive condivisioni che può amplificare rapidamente la circolazione di un’immagine sui social network.
La richiesta: fermare la diffusione
Il messaggio contenuto nella diffida è quindi quello di interrompere l’associazione tra l’immagine di Chiara Mocchi e contenuti che il suo legale considera estranei alla docente e potenzialmente lesivi.
La professoressa, dopo essere stata vittima della grave aggressione avvenuta a scuola, si trova ora al centro di una nuova vicenda legata alla circolazione della propria immagine online.
L’avvocato Murtas chiede la rimozione immediata dei contenuti già pubblicati e avverte che la prosecuzione della diffusione potrà determinare ulteriori iniziative.
La questione, precisa il legale, non riguarda il diritto degli utenti a esprimere opinioni, ma il modo in cui viene utilizzata l’identità della sua assistita. La tutela dell’immagine e della reputazione della docente è dunque il fondamento della diffida indirizzata a chi ha pubblicato o condiviso il materiale contestato.
Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.