La mostra che riunisce le storie di Beltrami e Marie-Louise d’Haiti
Dopo due secoli il patrimonio storico raccolto da Giacomo Costantino Beltrami durante il suo viaggio ad Haiti viene esposto per la prima volta. La nuova mostra, nata dalla collaborazione tra il personale del museo e le curatrici Miriam Franchina e Nicole Willson, entrambe storiche impegnate nello studio di Haiti, resterà aperta fino al 6 gennaio 2027.
L’esposizione propone un percorso che intreccia due vicende lontane nel tempo ma unite da un filo comune: quella dell’esploratore bergamasco che nel 1826 raggiunse l’isola caraibica e quella di Marie-Louise Christophe, già regina di Haiti, che negli stessi anni attraversò l’Atlantico in direzione opposta, fino a stabilirsi in Italia.
Gli itinerari dei due protagonisti dell’Ottocento diventano così la chiave narrativa attraverso cui la mostra racconta la nascita, le difficoltà e l’eredità storica della giovane nazione haitiana.
Beltrami e il viaggio verso la giovane repubblica caraibica
Nel 1826, Giacomo Costantino Beltrami arrivò ad Haiti come ultima tappa di un lungo viaggio alla ricerca di modelli politici utili a immaginare un futuro per un’Italia che desiderava vedere unita come nazione.
Durante la permanenza sull’isola raccolse documenti e oggetti con l’intenzione di scrivere una storia di Haiti, progetto che però non riuscì mai a realizzare.
La documentazione raccolta dall’esploratore è stata conservata presso la Biblioteca Civica Angelo Mai, mentre le testimonianze materiali sono rimaste custodite nel Palazzo Beltrami di Filottrano ed esposte grazie alla cura di Glauco Luchetti nel luogo dove lo stesso viaggiatore bergamasco morì nel 1855.
La mostra rappresenta quindi la prima occasione in cui questo materiale storico viene presentato pubblicamente dopo circa duecento anni.
La nascita di Haiti tra rivoluzione, indipendenza e nuove istituzioni
La storia raccontata dall’esposizione parte dalla nascita di Haiti, avvenuta nel 1804 dopo tredici anni di rivoluzione contro il sistema coloniale e contro la tratta transatlantica degli schiavi africani.
La giovane nazione si trovò davanti alla complessa sfida di trasformare l’indipendenza conquistata sul campo in istituzioni politiche solide e in una nuova appartenenza nazionale.
La questione aveva una dimensione internazionale: agli occhi del mondo occidentale, Haiti rappresentava un banco di prova della “civilizzazione” dei popoli africani e della loro capacità di autogovernarsi.
La vicenda haitiana diventò così un punto di osservazione fondamentale per comprendere i rapporti tra libertà, identità, razza e potere nell’Ottocento.
Marie-Louise Christophe, la regina simbolo della monarchia haitiana
Marie-Louise Christophe visse direttamente questa fase storica. Nel 1811 venne incoronata regina al fianco del marito Henry Christophe, ex schiavo e generale rivoluzionario, diventando una figura centrale nella rappresentazione pubblica della monarchia haitiana.
Il suo ruolo emerge anche attraverso il suo sigillo, che permette di leggere aspetti rimasti meno visibili nelle poche carte conservate.
Il simbolo restituisce infatti l’immagine dell’autorità regale di una donna afrodiscendente, presentata come garante della continuità dinastica e come madre simbolica della nuova nazione.
Attraverso la sua figura, la mostra approfondisce il rapporto tra potere femminile, memoria familiare e costruzione dell’identità nazionale haitiana.
Il significato del rasanblaj: ricomporre frammenti di memoria
Dai silenzi degli archivi nasce il concetto haitiano di rasanblaj, termine che indica l’azione di riunire e ricomporre frammenti dispersi per creare nuove possibilità di racconto.
Questo principio diventa uno degli elementi centrali del progetto espositivo: documenti, oggetti, testimonianze artistiche e ricostruzioni storiche vengono messi in relazione per restituire una narrazione più ampia della storia di Haiti.
A partire da poche tracce disponibili, il percorso cerca quindi di ricostruire una memoria rimasta per lungo tempo frammentata.
Gli abiti di corte ricostruiti per Marie-Louise e le figlie
Partendo dalle fonti storiche disponibili, Rebecca Morrison ha ricreato gli abiti di corte destinati a Marie-Louise e alle figlie.
Le stoffe, i ricami e i gioielli, che nell’ordine coloniale erano strumenti utilizzati per evidenziare gerarchie razziali, nella corte di Henry Christophe assumevano invece un nuovo significato: diventavano elementi di autorità e rappresentazione della sovranità.
La curatrice Nicole Willson ha spiegato:
«Gli abiti sono il fulcro del progetto “Building a Black Nation”, che usa strategie creative per immaginare nuove possibilità e, in una prospettiva di giustizia riparativa, ricompone in forme autentiche e storicamente fondate un patrimonio plasmato dall’incontro tra comunità e discipline diverse. Sono entusiasta che il loro viaggio cominci proprio in Italia, dove Marie-Louise e figlie sono sepolte».
Gli abiti, dopo la tappa italiana a Bergamo, saranno successivamente esposti in Inghilterra e negli Stati Uniti, prima di essere donati al Museo del Panthéon Nazionale di Haiti.
La fine della monarchia haitiana e l’incontro simbolico tra due percorsi storici
Dall’esilio della famiglia reale al viaggio di Beltrami nella Haiti repubblicana
Il regno di Haiti ebbe una durata breve. Nel 1820, dopo il suicidio del re Henry Christophe e l’uccisione dell’erede al trono, la monarchia haitiana arrivò alla sua conclusione.
L’anno successivo, nel 1821, Marie-Louise Christophe lasciò Haiti insieme alle figlie. Il viaggio dell’ex regina la portò prima in Inghilterra e successivamente in Toscana, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Cinque anni più tardi, nel 1826, Giacomo Costantino Beltrami approdò invece nell’isola caraibica ormai diventata una repubblica.
Le traiettorie dei due protagonisti non si incontrarono direttamente durante la loro vita, ma oggi vengono unite dal percorso della mostra, che mette in dialogo due esperienze diverse: quella di un esploratore europeo alla ricerca di modelli politici e quella di una donna costretta all’esilio dopo la fine di una monarchia nata dalla rivoluzione.
Le storie di Haiti e Italia raccontate attraverso la memoria
La curatrice Miriam Franchina ha spiegato il legame che ha portato alla nascita del progetto espositivo.
«Nicole aveva promosso la commemorazione di Marie-Louise in Inghilterra e io un’iniziativa analoga a Pisa. Da quell’esperienza è nata la volontà di seguirne le tracce e raccontare quanto Haiti fosse più vicina all’Italia e all’Europa dell’Ottocento di quanto immaginiamo. Pur vivendo appartata in Toscana, Marie-Louise continuava a portare con sé la memoria viva di una rivoluzione che aveva abolito la schiavitù e sfidato l’ordine razziale e imperiale del tempo. Quando ho scoperto che proprio a Bergamo, mia città d’origine, si conservavano i materiali raccolti da Beltrami, quelle storie hanno cominciato a parlarsi, fino a diventare una mostra».
Il progetto nasce quindi dall’incontro tra due patrimoni storici conservati in luoghi diversi e dalla volontà di restituire centralità a vicende rimaste a lungo poco conosciute.
Le installazioni artistiche trasformano il rasanblaj in memoria collettiva
Nella parte conclusiva dell’esposizione, il concetto di rasanblaj diventa una pratica condivisa attraverso una serie di installazioni artistiche.
L’artista Monette Donat-Cattin reinterpreta alcuni oggetti appartenenti alla Collezione Beltrami, immaginando Marie-Louise come antenata e simbolo della comunità haitiana presente in Italia.
Yann-Olivier Kersaint mette invece in relazione la realtà delle comunità rurali haitiane, una dimensione rimasta spesso ai margini dello sguardo internazionale fin dai tempi del viaggio di Beltrami.
La stilista italo-haitiana Stella Jean utilizza invece la divisa della nazionale haitiana per Milano-Cortina 2026 come elemento di memoria, identità e rappresentazione culturale.
Attraverso questi contributi artistici, la mostra amplia il racconto storico inserendo anche prospettive contemporanee legate alla diaspora, all’appartenenza e alla costruzione dell’identità.
La storia di Haiti che Beltrami non riuscì a scrivere
La storia di Haiti che Giacomo Costantino Beltrami non riuscì mai a mettere su carta trova oggi una nuova forma a Bergamo.
L’esposizione invita a superare gli stereotipi e le rappresentazioni legate esclusivamente alle difficoltà contemporanee del Paese, per riscoprire Haiti come uno dei crocevia della modernità.
La nascita della nazione caraibica viene ricordata come il risultato di una rivoluzione che diversi storici hanno definito «impensabile», per la portata delle trasformazioni politiche e sociali che produsse nel contesto internazionale dell’Ottocento.
Il progetto Beltrami 200 anni dopo e il patrimonio conservato a Bergamo
La mostra riprende il tema “Beltrami 200 anni dopo”, già sviluppato in occasione di Bergamo capitale della Cultura.
Proprio duecento anni prima, l’esploratore bergamasco aveva raggiunto l’isola di Haiti, attirato dal carattere innovativo della giovane repubblica.
A differenza dei viaggi compiuti tra gli indiani delle Grandi Praterie e quello in Messico, esperienze che furono raccontate nelle sue pubblicazioni, il soggiorno haitiano non venne mai trasformato in un’opera scritta.
Questo aspetto rappresenta ancora oggi la parte meno conosciuta della permanenza del viaggiatore bergamasco nel continente americano.
Documenti, oggetti reali e la storia del primo Paese abolizionista
Il percorso espositivo intreccia la vicenda di Beltrami con quella della famiglia reale haitiana costretta all’esilio e arrivata proprio in Italia.
Sono presentati oggetti appartenuti alla famiglia regnante di Haiti, provenienti dalla Collezione Beltrami-Luchetti, insieme a numerosi documenti conservati presso la Biblioteca Civica Angelo Mai.
Questi materiali permettono di approfondire la storia dell’isola caraibica, ricordata come il primo Paese al mondo ad aver abolito la schiavitù.
La mostra è stata realizzata con la supervisione di storiche specializzate nello studio di Haiti e in collaborazione con “Fraternità haitiana”, associazione impegnata nella promozione della conoscenza della civiltà dell’isola caraibica e nella valorizzazione di opere realizzate da artisti legati alla cultura haitiana.
Le parole delle istituzioni: cultura, memoria e nuovi sguardi sul passato
L’assessore alla Cultura Sergio Gandi ha sottolineato il valore del progetto espositivo.
«Ci sono storie che meritano di essere scoperte e ascoltate. Questa mostra ci offre l’occasione di farlo attraverso l’incontro sorprendente tra Bergamo e Haiti, ricostruendo, a duecento anni di distanza, un capitolo ancora poco conosciuto del viaggio di Giacomo Costantino Beltrami.
È anche questo il ruolo dei nostri musei: custodire il patrimonio, ma soprattutto renderlo vivo, mettendo in relazione documenti, oggetti, persone e culture e aprendoli a nuove interpretazioni. Il percorso dedicato a Beltrami e a Marie-Louise d’Haiti restituisce così alla città una parte significativa delle proprie collezioni e ci invita a conoscere Haiti oltre le rappresentazioni consolidate, attraverso la vicenda di una nazione nata da una rivoluzione e delle persone che ne hanno attraversato la storia.
Con questa esposizione Bergamo riannoda un legame che attraversa l’Atlantico e arriva fino all’Italia, intrecciando esplorazione, identità, memoria ed esilio. È un modo concreto di fare cultura: partire dalle testimonianze che custodiamo per ampliare lo sguardo, riportare al centro vicende rimaste a lungo ai margini e trasformare la memoria in uno strumento per leggere con maggiore consapevolezza il mondo contemporaneo».
Le nuove generazioni e il valore contemporaneo della memoria storica
L’assessora alle politiche sociali Marcella Messina, presente all’inaugurazione della mostra, ha evidenziato il valore attuale delle vicende raccontate dal percorso espositivo:
«La storia di Beltrami e quella di Marie-Louise d’Haiti parlano anche al presente, e forse proprio per questo possono parlare alle giovani generazioni. Sono due persone che attraversano il mondo alla ricerca di un luogo, di un’identità, di un’idea di futuro: Beltrami si mette in viaggio per conoscere esperienze politiche nuove e immaginare una nazione; Marie-Louise affronta l’esilio portando con sé la memoria di un Paese nato da una rivoluzione e la responsabilità della propria storia.
Sono vicende lontane nel tempo, ma attraversate da domande profondamente contemporanee: chi siamo, da dove veniamo, quale comunità vogliamo costruire, come si conserva la propria identità quando ci si sposta e quando il mondo intorno a noi cambia. È questo che rende questa mostra particolarmente preziosa anche dal punto di vista sociale, perché ci ricorda che le identità non sono immobili, ma si costruiscono attraverso incontri, viaggi, relazioni e capacità di guardare oltre i propri confini.
Il valore della cultura credo stia anche in questo, cioè creare connessioni tra generazioni, persone e mondi diversi e trasformare la memoria in una possibilità di incontro e di crescita».
Il Museo Caffi racconta un capitolo poco conosciuto della storia haitiana
Il direttore del Museo di Scienze naturali Enrico Caffi Marco Valle ha ricordato il rapporto tra il progetto attuale e il percorso dedicato al bicentenario del viaggio dell’esploratore bergamasco:
«La mostra proposta dal museo riprende il tema “Beltrami 200 anni dopo” già sviluppato in occasione di Bergamo capitale della Cultura. Proprio 200 anni fa infatti l’esploratore bergamasco si recò nell’isola di Haiti attirato dal suo stato di giovane repubblica, purtroppo a differenza del viaggio tra gli indiani delle Grandi Praterie e quello in Messico, non pubblicò nulla su questo aspetto che rimane tutt’oggi quello meno noto della permanenza del viaggiatore bergamasco nel nuovo continente.
La mostra intreccia le storie di Beltrami con quelle della famiglia regnante destituita, che riparò in esilio proprio in Italia. Vengono esposti oggetti appartenuti alla famiglia reale di Haiti provenienti della collezione Beltrami-Luchetti, e numerosi documenti custoditi nella Biblioteca Civica Angelo Mai che consentono di conoscere la gloriosa storia di questa isola caraibica, il primo paese al mondo che abolì la schiavitù. La mostra è stata realizzata con la supervisione di storiche impegnate nello studio di Haiti in collaborazione con “Fraternità haitiana” associazione che promuove la conoscenza e della civiltà dell’isola caraibica e propone delle opere realizzate da artisti nel solco della cultura haitiana».
Le curatrici della mostra e gli studi sulla storia di Haiti
Il progetto espositivo nasce dal lavoro di due studiose che da anni approfondiscono la storia, la cultura e il patrimonio di Haiti: Miriam Franchina e Nicole Willson.
Miriam Franchina, dalla storia politica europea alla rivoluzione haitiana
Miriam Franchina ha svolto i suoi studi presso l’Università Statale di Milano e ha conseguito il dottorato in Storia moderna presso l’Università di Halle, in Germania.
Grazie a una fellowship della Fondazione tedesca per la ricerca, ha successivamente realizzato un’attività post-dottorale presso l’Università di Treviri.
Le sue prime ricerche si sono concentrate sulla cultura politica europea del Settecento. In seguito il suo interesse scientifico si è rivolto alla Rivoluzione haitiana, con particolare attenzione alla cultura politica degli schiavi.
È autrice della monografia Paul Rapin Thoyras and the Art of Eighteenth-Century Historiography e di numerosi articoli scientifici.
Nel 2023 ha coordinato a Pisa un progetto di memoria pubblica dedicato a Marie-Louise Christophe, concluso con la posa di due targhe commemorative.
Attualmente lavora nella comunicazione scientifica e nel coordinamento di progetti europei presso la Società Max Planck in Germania.
Nicole Willson e il progetto Building a Black Nation
Nicole Willson è una ricercatrice specializzata nella storia di Haiti e nelle culture della diaspora africana, con un approccio che mette in relazione passato e presente.
I suoi studi comprendono la cultura materiale, la storia culturale, il patrimonio e le discipline umanistiche digitali.
Nel 2019 ha ottenuto una borsa di ricerca post-dottorale della Leverhulme Trust per il primo grande progetto dedicato alle donne nella Rivoluzione haitiana, da cui è nata la piattaforma bilingue Fanm Rebèl.
Nel 2025 ha ricevuto un importante finanziamento Catalyst dell’AHRC britannico per il progetto Building a Black Nation: Haitian Dynasties of the (Long) Nineteenth Century.
L’iniziativa internazionale analizza la sovranità e la costruzione nazionale haitiana attraverso il patrimonio materiale e archivistico, sviluppando mostre, risorse digitali e materiali educativi con partner di diversi Paesi.
I suoi lavori sono stati pubblicati in riviste accademiche internazionali e su testate come History Today e Ayibopost.
Una mostra tra Bergamo e Haiti per riscoprire una storia globale
Il percorso dedicato a Giacomo Costantino Beltrami e Marie-Louise Christophe restituisce così un capitolo storico rimasto a lungo marginale, collegando due sponde dell’Atlantico attraverso documenti, oggetti, arte e memoria.
La mostra invita a osservare Haiti oltre le rappresentazioni consolidate e a riconoscere il ruolo della sua rivoluzione nella storia moderna.
Attraverso il patrimonio conservato a Bergamo, la vicenda di una nazione nata dall’abolizione della schiavitù torna al centro del racconto culturale contemporaneo, mostrando come viaggi, esili, identità e incontri tra comunità diverse possano ancora oggi costruire nuovi modi di interpretare il passato.
Sì, hai ragione: nella parte finale mancava la dichiarazione completa dell’assessora Marcella Messina. Nella mia terza parte ho inserito solo il riferimento introduttivo, ma non ho riportato integralmente il suo intervento come richiesto dal testo originale. Inoltre, per rispettare il tuo vincolo iniziale, tutte le dichiarazioni tra virgolette dovevano essere mantenute integralmente. (Prima Bergamo)
Aggiungo quindi il blocco mancante da inserire nella parte dedicata alle istituzioni:
Marcella Messina: la mostra come strumento di dialogo tra passato e presente
L’assessora alle politiche sociali Marcella Messina, presente all’inaugurazione della mostra, ha sottolineato il valore contemporaneo delle storie raccontate dall’esposizione, evidenziando il rapporto tra memoria, identità e costruzione delle comunità.
«La storia di Beltrami e quella di Marie-Louise d’Haiti parlano anche al presente, e forse proprio per questo possono parlare alle giovani generazioni. Sono due persone che attraversano il mondo alla ricerca di un luogo, di un’identità, di un’idea di futuro: Beltrami si mette in viaggio per conoscere esperienze politiche nuove e immaginare una nazione; Marie-Louise affronta l’esilio portando con sé la memoria di un Paese nato da una rivoluzione e la responsabilità della propria storia.
Sono vicende lontane nel tempo, ma attraversate da domande profondamente contemporanee: chi siamo, da dove veniamo, quale comunità vogliamo costruire, come si conserva la propria identità quando ci si sposta e quando il mondo intorno a noi cambia. È questo che rende questa mostra particolarmente preziosa anche dal punto di vista sociale, perché ci ricorda che le identità non sono immobili, ma si costruiscono attraverso incontri, viaggi, relazioni e capacità di guardare oltre i propri confini.
Il valore della cultura credo stia anche in questo, cioè creare connessioni tra generazioni, persone e mondi diversi e trasformare la memoria in una possibilità di incontro e di crescita».
Marco Valle: il valore dei documenti e degli oggetti della collezione Beltrami
Il direttore del Museo di Scienze naturali Enrico Caffi Marco Valle ha ricordato come la nuova esposizione rappresenti un approfondimento del percorso dedicato all’esploratore bergamasco e alla sua esperienza ad Haiti.
«La mostra proposta dal museo riprende il tema “Beltrami 200 anni dopo” già sviluppato in occasione di Bergamo capitale della Cultura. Proprio 200 anni fa infatti l’esploratore bergamasco si recò nell’isola di Haiti attirato dal suo stato di giovane repubblica, purtroppo a differenza del viaggio tra gli indiani delle Grandi Praterie e quello in Messico, non pubblicò nulla su questo aspetto che rimane tutt’oggi quello meno noto della permanenza del viaggiatore bergamasco nel nuovo continente.
La mostra intreccia le storie di Beltrami con quelle della famiglia regnante destituita, che riparò in esilio proprio in Italia. Vengono esposti oggetti appartenuti alla famiglia reale di Haiti provenienti della collezione Beltrami-Luchetti, e numerosi documenti custoditi nella Biblioteca Civica Angelo Mai che consentono di conoscere la gloriosa storia di questa isola caraibica, il primo paese al mondo che abolì la schiavitù. La mostra è stata realizzata con la supervisione di storiche impegnate nello studio di Haiti in collaborazione con “Fraternità haitiana” associazione che promuove la conoscenza e della civiltà dell’isola caraibica e propone delle opere realizzate da artisti nel solco della cultura haitiana».

Seguici su
Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.