Dal controllo alla cura: il “Nuovo Rinascimento” del paesaggio parte da Bergamo

Un'alleanza inedita tra natura, comunità e architettura per un futuro sostenibile: il senso del Landscape Festival secondo Vittorio Rodeschini e i paesaggisti

Il confronto internazionale e le collaborazioni

Il programma della XVI edizione di Landscape Festival a Bergamo ha affiancato al progetto urbano un articolato percorso di alta formazione. La Garden Masterclass del 16 settembre ha visto protagonista James Hitchmough, professore emerito di Horticultural Ecology all’Università di Sheffield, con una riflessione sulla progettazione e gestione di sistemi vegetali in contesti urbani difficili, caratterizzati da suoli poveri, poca acqua e risorse limitate.

Il Seminario internazionale del 17 settembre ha messo a confronto il rapporto tra paesaggista e giardiniere attraverso le esperienze di The Field a Maiorca e Knepp Castle Estate. Nella stessa giornata, il convegno AIAPP “La formazione e la professione del paesaggista” ha affrontato formazione ed esercizio professionale in Italia e in Europa, consolidando la collaborazione tra AIAPPAssociazione Italiana di Architettura del Paesaggio e Arketipos.

A completare il programma, l’International Meeting of Landscape and Garden del 18 e 19 settembre, con progettisti provenienti da diversi contesti internazionali. Nel corso dell’incontro del 18 settembre, James Hitchmough ha dedicato in chiusura del proprio intervento un tributo a Nigel Dunnett, ricordando anche l’eredità lasciata da Dunnett a Bergamo attraverso le aiuole di via Torquato Tasso. Il tributo si è concluso con una standing ovation e un applauso durato diversi minuti, in un clima di forte commozione tra i presenti.

Gli appuntamenti di alta formazione sono stati ospitati negli spazi dell’Università degli studi di Bergamo, con cui Arketipos ha stretto un accordo quadro triennale per sviluppare attività di progettazione culturale, formazione e ricerca sul paesaggio, nella prospettiva di una collaborazione stabile.

«Il valore del festival – conclude il presidente Vittorio Rodeschini non si esaurisce nelle installazioni che realizziamo, o nel dibattito internazionale che ogni anno porta in Italia i più autorevoli protagonisti della progettazione del paesaggio, ma nelle relazioni che riusciamo a costruire e che possono proseguire nel tempo attraverso la ricerca, la formazione, i progetti e le collaborazioni. È questa, per noi, la direzione del “Nuovo Rinascimento”: mettere in relazione competenze e discipline diverse per continuare a leggere e progettare il paesaggio come bene comune, sistema vivente e costruzione culturale».

Il paesaggio come progetto urbano

La riflessione ha trovato una traduzione concreta anche nel centro di Bergamo. Dopo quindici anni, la “Green Square” Piazza Vecchia ha cambiato impostazione con “Così è, se vi appare”, progetto di Cristina Mazzucchelli con Niccolò Nencini, Marco Pragliola, Esprit Architettura e Pietro Cabrini. Elementi verdi e specchiati mettono in relazione patrimonio monumentale, attività commerciali e dehors, biodiversità e qualità dello spazio urbano. La collaborazione con Pedrali, partner del progetto da dodici anni, accompagna questa nuova fase con gli arredi dei dehors.

«Fare un passo indietro perché Piazza Vecchia potesse fare un passo avanti»: così Rodeschini sintetizza la scelta di ridurre la presenza dell’installazione per riportare al centro la piazza.

Nella stessa direzione si inserisce Urban Haven # Rifugio Urbano, realizzato all’Antico Lavatoio di via Mario Lupo dall’architetta Katuscia Ratto con il supporto di Pedrali, attraverso un intervento che lavora su luce, ombre, vegetazione e arredo per creare uno spazio dedicato alla sosta e alla relazione.

Tra ecologia, cultura e identità

La dimensione ambientale si intreccia così con quella culturale. Per Ceylan Belek Ombregt e Ryan Carter di Martha Schwartz Partners, di fronte a condizioni ambientali instabili il paesaggio deve favorire anche un «adattamento culturale». Dati e metriche possono dimostrare l’efficacia di una soluzione, ma immaginazione ed esperienza multisensoriale sono necessarie per coinvolgere le persone: il paesaggio diventa un «metabolismo culturale».

Per Emanuele Bortolotti, questo passaggio riguarda innanzitutto il rapporto tra uomo e natura: il paesaggio può diventare il luogo di una relazione diversa, nella quale la natura contribuisce al benessere ambientale e psicofisico. Da qui l’idea di un «paesaggio diffuso», in cui la presenza della natura attraversa il territorio, dagli interstizi urbani alle superfici più estese.

Macarena Calvo Tagle lega invece paesaggio, identità territoriale e bellezza, sottolineando il valore degli ecosistemi anche per la salute, la ricreazione e la dimensione estetica. Chloe e Michael Humphreys di The Landscape Studio riportano l’attenzione sull’ascolto dei luoghi: osservare, comprendere e lavorare con le caratteristiche già presenti, senza imporre un’immagine predefinita.

Anche il lavoro sul Madoo Conservancy di New York, presentato da Alejandro Saralegui e Kendell Cronstrom, ruota intorno alla capacità del giardino di cambiare nel tempo. Il principio è quello di evolvere, non congelare il paesaggio. Per Luciano Giubbilei, nel progetto The Field a Maiorca, questa evoluzione passa invece dal dialogo tra discipline, memoria, spazio, luce ed emozione.

Le esperienze presentate a Bergamo convergono dunque sulla necessità di integrare ecologia, cultura, bellezza, scienza e vita quotidiana, mettendo in discussione l’idea di un paesaggio immutabile e di un progetto separato dai processi naturali.

Per Rodeschini, è proprio il dialogo “una delle condizioni del progetto contemporaneo: paesaggisti, botanici, agronomi, architetti, amministratori, università, imprese, giardinieri e cittadini contribuiscono con competenze differenti alla costruzione dei luoghi”.

Il paesaggio come sistema vivente

Il confronto internazionale ha messo al centro una concezione del paesaggio come sistema dinamico, nel quale natura e attività umane sono parte dello stesso processo.

Per Martí Franch Batllori, il paesaggio è una «infrastruttura vivente», uno spazio di scambio tra sistemi ecologici e costruzioni culturali. Il progetto non coincide quindi con un oggetto finito, ma con la capacità di «coreografare processi» come crescita, erosione, manutenzione e uso.

Una prospettiva condivisa, da un’altra angolazione, da Artur Serra Costa, che invita a intervenire con discrezione, osservando ciò che già esiste e riconoscendo anche quando non intervenire, lasciando che i luoghi possano evolvere. A Knepp Castle Estate, raccontato da Charlie Harpur, il rewilding diventa un’esperienza di cambiamento del rapporto con i processi naturali: osservazione, biodiversità e collaborazione sostituiscono una gestione fondata sul controllo.

Dalla Nuova Zelanda, Jo Wakelin ha portato l’esperienza di 21 anni di sperimentazione in condizioni aride e fredde, senza irrigazione. Un lavoro che mette in discussione il concetto stesso di bellezza, legandolo alla capacità delle piante di prosperare nelle condizioni del proprio ambiente.

Introduzione al nuovo Rinascimento del paesaggio

Non dominare la natura, ma lavorare con essa: è questa la prospettiva emersa dal confronto tra i progettisti internazionali della XVI edizione di Landscape FestivalI Maestri del Paesaggio. Dal 4 settembre, con l’ultima coda domani, Bergamo ha ospitato incontri, seminari, masterclass e installazioni dedicati al progetto del paesaggio, coinvolgendo progettisti, paesaggisti, studiosi e professionisti da diversi Paesi e registrando un incremento del 20% dei partecipanti, accompagnato da una crescita del 30% del pubblico straniero. La componente internazionale ha raggiunto la quota più alta nell’ambito dell’International Seminar, con circa il 90% dei partecipanti provenienti da diversi Paesi del mondo.

Il tema del “Nuovo Rinascimento”, scelto per l’edizione 2026 dell’iniziativa organizzata da Arketipos con il Comune di Bergamo, non richiama un ritorno al passato, ma un metodo di lavoro. Come spiega Vittorio Rodeschini, presidente di Arketipos, il Rinascimento è stato il momento in cui arte, scienza, tecnica e pensiero hanno contribuito insieme a costruire una nuova idea di società. La stessa necessità riguarda oggi il progetto del paesaggio: «mettere in relazione competenze, discipline, persone».

Rispetto al “New Urban Ecosystem” del 2025, incentrato sul valore ecologico del paesaggio, sui servizi ecosistemici, sulla biodiversità e sulla resilienza climatica, il “Nuovo Rinascimento” amplia la riflessione alla dimensione culturale: il paesaggio non è soltanto una risposta alle trasformazioni ambientali, ma anche espressione del rapporto tra una comunità e il proprio territorio.

Redazione

Seguici su

Aggiungi bergamotomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Il nuovo intervento del progetto “Grandi Restauri” restituisce valore storico e artistico a un raro...
Tutte le informazioni su categorie coinvolte, modalità di prenotazione e motivi per cui la vaccinazione...
La compagnia Amici sul Serio propone una nuova stagione di spettacoli in Oratorio tra commedie,...
Il calendario di sabato 19 settembre propone un’offerta ampia e diversificata che coinvolge numerosi comuni...
Gastroenterologia, Cardiologia, Cardiochirurgia, Pneumologia e Neurologica: Newsweek conferisce un posizionamento alto al nosocomio cittadino...
L'intervento dei carabinieri è partito dalla segnalazione di un cittadino che aveva avvertito un forte...

Altre notizie