Una rete articolata tra fondazioni, consorzi, cooperative e società italiane ed estere che, secondo l’ipotesi della Procura di Bergamo, sarebbe stata utilizzata per trasferire risorse pubbliche verso realtà private riconducibili ai principali indagati. È il quadro al centro dell’inchiesta che ha portato Daniele Nembrini e la moglie Luisa Carminati agli arresti domiciliari.
Il giudice per le indagini preliminari Luca Bonifacio, nell’ordinanza cautelare, descrive un quadro ritenuto particolarmente grave e parla, secondo quanto riportato, di «modalità schiettamente predatorie» e di un «sistema criminale». Si tratta delle valutazioni espresse dal giudice nell’attuale fase del procedimento e non di un accertamento definitivo delle responsabilità.
Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono peculato, truffa ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e bancarotta fraudolenta. Il profitto individuato dagli investigatori supererebbe finora i 4 milioni di euro.
Una rete di fondazioni e società anche all’estero
La complessità dei rapporti societari ricostruiti durante l’indagine avrebbe richiesto la realizzazione di uno schema specifico per collegare le diverse realtà coinvolte.
Il quadro comprende sei fondazioni, tre consorzi, otto società a responsabilità limitata e quattro cooperative sociali, alle quali si aggiungono 28 società in Lettonia e tre in Lussemburgo.
Secondo l’ipotesi investigativa, questa struttura sarebbe stata utilizzata per spostare denaro proveniente anche da finanziamenti pubblici. La Procura e la Guardia di Finanza stanno analizzando una serie di operazioni che comprenderebbero fatturazioni per prestazioni ritenute inesistenti e sovrafatturazioni di servizi.
L’indagine avrebbe preso avvio nella primavera del 2023, dopo che la Guardia di Finanza aveva acquisito informazioni sull’esistenza della rete di enti e società.
Oltre 50 milioni alle quattro fondazioni tra 2022 e 2024
Una parte rilevante degli accertamenti riguarda il settore della formazione professionale. Quattro delle principali fondazioni riconducibili all’attività di Nembrini – Ikaros, Et Labora, JobsAcademy e JobsFactory – avrebbero ricevuto complessivamente 50.068.716,57 euro di contributi pubblici nel triennio 2022-2024.
Secondo la ricostruzione accusatoria, circa 2,96 milioni di euro destinati alla formazione professionale sarebbero stati trasferiti verso immobiliari della famiglia.
L’ipotesi di peculato deriva anche dalla qualifica attribuita agli indagati di incaricati di pubblico servizio, in relazione alla gestione di servizi scolastici sostenuti attraverso risorse pubbliche.
Le fondazioni erano già finite al centro dell’attenzione nei mesi precedenti per le difficoltà che avevano coinvolto studenti e personale, comprese le problematiche relative agli stipendi dei docenti e allo svolgimento degli esami.
Dagli immobili alla Amber International
Gli investigatori stanno verificando anche la destinazione finale delle somme. Secondo l’accusa, parte delle risorse delle fondazioni sarebbe stata impiegata per interventi su immobili privati.
Tra le operazioni esaminate vengono indicati lavori per circa 210 mila euro sulla casa di famiglia, un appartamento a Milano destinato al figlio, un’abitazione in Sardegna e una parte di un immobile situato in via Zanica a Bergamo.
Un ulteriore capitolo dell’inchiesta riguarda la Amber International. Alla società sarebbero state trasferite risorse pubbliche per 1.272.202 euro, successivamente fuoriuscite dalla stessa società e delle quali, secondo gli investigatori, si sarebbero perse le tracce.
Su questo fronte viene contestata l’ipotesi di bancarotta fraudolenta.
Accertamenti anche sui centri per migranti
L’indagine si estende inoltre alla gestione dei centri di accoglienza per migranti di Gromo, Zandobbio e Valbondione.
In questo caso la contestazione riguarda un’ipotesi di truffa aggravata ai danni della Prefettura. Gli investigatori avrebbero rilevato anomalie relative, tra l’altro, a persone indicate come presenti in servizio che si sarebbero invece trovate altrove.
Su questo specifico capitolo, tuttavia, la difesa sottolinea un elemento dell’ordinanza: il gip avrebbe escluso la presenza dei gravi indizi di colpevolezza relativamente all’ipotesi di falso collegata ai migranti, non applicando la misura cautelare per tale contestazione.
Domiciliari e sequestro dei beni
Il pubblico ministero Emanuele Marchisio aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per Daniele Nembrini, 58 anni, e Luisa Carminati, 56. Il gip ha invece disposto per entrambi gli arresti domiciliari.
Per Claudia Nembrini, sorella 71enne di Daniele, è stato applicato il divieto di esercitare uffici direttivi per dodici mesi.
Nell’inchiesta figurano inoltre diversi collaboratori e persone che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero avuto il ruolo di prestanome. Altri 16 soggetti risultano indagati, ma nei loro confronti le indagini sono ancora in corso e non sarebbero state formulate specifiche ipotesi di reato.
Sul fronte patrimoniale, il gip ha disposto sequestri per complessivi 3.094.827,70 euro. Al momento sarebbero stati effettivamente sottoposti a sequestro liquidità, quote societarie e immobili per un valore pari a 2.960.436,23 euro.
Il patrimonio e l’intercettazione negli uffici di Bergamo
Gli investigatori hanno approfondito anche la situazione patrimoniale di Nembrini. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, l’indagato avrebbe progressivamente abbandonato numerose cariche societarie e trasferito alla moglie un patrimonio immobiliare valutato circa 4,5 milioni di euro, dichiarandosi poi privo di beni.
Nell’inchiesta compare inoltre un’intercettazione effettuata durante una riunione negli uffici di via Previtali a Bergamo, sede di diverse società. In quell’occasione sarebbe stata pronunciata da Nembrini la frase «Tanto c’è Pantalone che paga», passaggio inserito dagli inquirenti nel quadro degli elementi raccolti.
Il gip ha espresso nell’ordinanza una valutazione molto severa anche rispetto all’immagine pubblica delle attività, definendo «sconcertante» il contrasto tra le condotte ipotizzate e la presentazione delle opere attraverso un impegno civile caratterizzato anche da riferimenti religiosi.
Nembrini respinge la ricostruzione dell’accusa
La posizione dell’indagato è differente. Daniele Nembrini ha contestato la ricostruzione accusatoria, sostenendo che sarebbe basata su informazioni incomplete e su una lettura complessiva di enti, periodi, incarichi e operazioni che, secondo la sua tesi, avrebbero dovuto essere analizzati separatamente.
Gli avvocati Barbara Bruni e Marco De Cobelli stanno valutando la possibilità di rivolgersi al Tribunale del Riesame.
La difesa ha inoltre evidenziato come, a fronte della richiesta della Procura di applicare la custodia cautelare in carcere, il giudice abbia scelto la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari.
L’inchiesta si trova nella fase delle indagini preliminari e tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. I prossimi sviluppi giudiziari dovranno verificare la tenuta delle contestazioni e delle ricostruzioni formulate dagli investigatori, oltre alle argomentazioni presentate dalle difese.
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