Il possibile tetto del 30% di studenti stranieri per classe apre un confronto anche nella provincia di Bergamo, dove la composizione della popolazione scolastica presenta differenze significative da territorio a territorio. In attesa di conoscere nel dettaglio il provvedimento annunciato dal governo, una prima elaborazione consente di stimare quante classi bergamasche potrebbero essere interessate.
Secondo un report della sezione welfare della Cisl, nella Bergamasca frequentano le scuole complessivamente circa 150 mila studenti, distribuiti tra 1.116 plessi e un numero di classi compreso tra 7 mila e 7.200.
Partendo dai dati ministeriali relativi alla presenza degli studenti con cittadinanza straniera, tra 850 e mille classi supererebbero attualmente la quota del 30%. In termini percentuali si tratterebbe di circa il 12-14% del totale provinciale.
Il quadro, tuttavia, cambia radicalmente a seconda del criterio utilizzato per identificare gli studenti che dovrebbero rientrare nel calcolo.
Nelle scuole primarie le percentuali più elevate
La maggiore concentrazione viene registrata nelle scuole primarie. Nei territori caratterizzati da una presenza più elevata di famiglie straniere, le classi oltre la soglia potrebbero rappresentare il 18-20% del totale.
Le situazioni più significative si concentrano soprattutto nella Bassa Bergamasca e nell’hinterland. Tra le località indicate figurano Zingonia, Romano di Lombardia, Treviglio, Palosco, Seriate, Dalmine e Telgate.
Secondo Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo, la distribuzione è collegata anche alle caratteristiche economiche dei singoli territori. Si tratta infatti di aree nelle quali è consistente la presenza di lavoratori stranieri, in particolare nei comparti della logistica e dell’agricoltura.
La semplice cittadinanza, però, non permette necessariamente di stabilire quali difficoltà possa incontrare uno studente durante il percorso scolastico.
Il nodo delle seconde generazioni cambia i numeri
Uno dei punti centrali riguarda infatti la conoscenza dell’italiano. Tra il 65% e il 70% degli studenti stranieri presenti nella provincia di Bergamo appartiene alle seconde generazioni, secondo i dati riportati: ragazzi nati e cresciuti in Italia, figli di cittadini stranieri e in molti casi con piena padronanza della lingua italiana.
Se questi studenti venissero esclusi dal conteggio e si considerassero soltanto gli alunni nati all’estero, quindi potenzialmente più esposti alla necessità di un sostegno linguistico, lo scenario sarebbe profondamente differente.
Le classi con una presenza superiore al 30% scenderebbero a circa 50-80 in tutta la provincia, cioè meno dell’1% del totale.
La definizione dei criteri sarà quindi determinante. Dovrà essere chiarito come verranno considerati gli studenti cittadini di altri Paesi dell’Unione europea, quelli di seconda generazione e, soprattutto, in che modo sarà eventualmente verificato il livello di conoscenza dell’italiano.
Il problema della distribuzione territoriale degli studenti
Un’altra questione riguarda l’organizzazione concreta delle iscrizioni. Nella scuola primaria la vicinanza tra abitazione e istituto rappresenta un criterio importante e un eventuale limite numerico potrebbe entrare in contrasto con la distribuzione delle famiglie sul territorio.
Annalisa Colombo, della segreteria della Camera del lavoro della Cgil, sottolinea il rischio di obbligare alcune famiglie a percorrere distanze maggiori per accompagnare i figli a scuola. Secondo la rappresentante sindacale, le misure dovrebbero confrontarsi con una società che presenta ormai una composizione multiculturale consolidata.
Il tema non riguarda esclusivamente gli studenti. Tra gli aspetti richiamati nel dibattito nazionale compare anche la conoscenza dell’italiano da parte dei genitori.
Sindacati: investire su lingua e integrazione
Secondo Colombo, una parte del lavoro di alfabetizzazione e integrazione delle famiglie viene già svolta dalle scuole e dalle associazioni di volontariato. La richiesta è quindi quella di accompagnare eventuali nuove regole con risorse economiche adeguate, evitando di lasciare gli interventi esclusivamente alla disponibilità degli istituti e del territorio.
Anche Corna pone l’accento sulla necessità di intervenire sulle difficoltà concrete piuttosto che affidarsi solamente a una soglia numerica. Tra le possibilità indicate figurano corsi di italiano aggiuntivi fuori dall’orario scolastico e classi con un numero inferiore di alunni nelle situazioni che richiedono maggiore attenzione.
Il confronto sul futuro provvedimento resta quindi aperto. Per Bergamo, i numeri mostrano soprattutto quanto possa cambiare la situazione in base alla definizione adottata: considerando la cittadinanza straniera si arriverebbe fino a mille classi sopra il 30%, mentre concentrandosi sugli studenti nati all’estero il fenomeno riguarderebbe meno dell’1% delle classi provinciali.
Una differenza che rende centrali i criteri che saranno eventualmente inseriti nella nuova normativa e le risorse destinate alle scuole per favorire apprendimento linguistico e integrazione.
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