Pamela Genini, spuntano le chat sui freni dell’auto: verifiche in corso

Nei messaggi del 2020 la giovane avrebbe espresso sospetti su Francesco Dolci dopo alcuni problemi alla Mercedes. Il 41enne respinge ogni accusa: «Era un guasto»

pamela genini

Nuovi elementi emergono attorno alla vicenda di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano il 14 ottobre 2025 dall’ex fidanzato Gianluca Soncin. Una serie di messaggi risalenti al 2020 conterrebbe i timori della giovane per alcuni problemi riscontrati all’impianto frenante della sua automobile e i sospetti che lei stessa avrebbe espresso nei confronti di Francesco Dolci.

Si tratta, tuttavia, di materiale che non sarebbe ancora stato acquisito dai carabinieri e sul quale dovranno essere svolte verifiche. Dolci, 41 anni, respinge categoricamente ogni coinvolgimento nella vicenda e sostiene che i problemi alla vettura fossero riconducibili a un normale guasto.

L’uomo risulta attualmente indagato in un diverso procedimento, quello relativo alla profanazione della tomba di Pamela Genini nel cimitero di Strozza e all’asportazione della testa della salma, mai ritrovata. Anche in questo caso il procedimento è nella fase delle indagini e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

I messaggi risalenti al 2020

La nuova vicenda riporterebbe indietro di circa sei anni. Secondo la ricostruzione, Pamela aveva trascorso un periodo in Toscana insieme a Dolci e a un’amica. Il viaggio avrebbe dovuto contribuire a ricomporre alcuni contrasti sorti precedentemente tra la giovane e l’imprenditore edile.

Durante il soggiorno, però, sarebbe scoppiata un’altra discussione e Dolci avrebbe deciso di rientrare da solo.

Prima della partenza Pamela avrebbe lasciato la propria Mercedes Classe A nella disponibilità dell’uomo. Dopo aver recuperato la vettura, la giovane avrebbe iniziato a riscontrare anomalie ai freni e si sarebbe quindi rivolta a un meccanico.

È in questa fase che sarebbero stati inviati i messaggi ora emersi. In una conversazione con un amico, Genini avrebbe manifestato forte preoccupazione, sostenendo di essere stata informata dal carrozziere di una presunta manomissione e indicando Dolci come persona da lei sospettata.

Non risulta al momento accertato che l’automobile fosse stata effettivamente manomessa né, eventualmente, da chi. Proprio su questi aspetti dovrebbero concentrarsi gli approfondimenti investigativi.

La possibile denuncia e gli accertamenti

Secondo quanto ricostruito, dopo l’episodio Pamela si sarebbe recata in una caserma dei carabinieri a Bergamo insieme a un’amica. Resta però da verificare se una denuncia sia stata effettivamente formalizzata.

Alla giovane sarebbe stato spiegato che un’eventuale denuncia avrebbe dovuto essere presentata contro ignoti, in assenza di elementi sufficienti per attribuire direttamente la responsabilità a una persona determinata.

Tempo dopo, Pamela avrebbe inoltre trovato alcuni graffi sulla carrozzeria della propria automobile, maturando nuovamente sospetti nei confronti di Dolci.

L’esistenza delle conversazioni è stata confermata dall’associazione Scarpetta Rossa Aps, che dopo il femminicidio ha affiancato i familiari della giovane: la madre Una Smirnova, il patrigno Piergiuseppe Rota e i fratelli Nicola e Veronica.

I messaggi sarebbero arrivati a un amico di Pamela già ascoltato come testimone durante gli interrogatori svolti nella primavera del 2026. In quell’occasione, però, le conversazioni non sarebbero state consegnate agli investigatori.

Dolci respinge i sospetti sui freni

La versione fornita da Francesco Dolci è completamente diversa. Il 41enne nega di aver avuto qualsiasi ruolo nei problemi riscontrati sulla Mercedes e sostiene che le nuove accuse abbiano l’obiettivo di danneggiare la sua immagine.

Secondo il suo racconto, durante quel periodo veniva utilizzata soprattutto l’automobile di Pamela perché la sua vettura era fuori uso. Dolci conferma sia il viaggio insieme alla giovane e all’amica sia la discussione avvenuta durante la vacanza, ma afferma che successivamente sarebbe partito per la montagna con un’altra donna.

Per quanto riguarda il problema ai freni, Dolci sostiene che il meccanico avrebbe individuato semplicemente un tubo rotto. Aggiunge inoltre di aver accompagnato personalmente Pamela a presentare denuncia e afferma di essere in possesso di documentazione in grado di sostenere la propria ricostruzione.

Il 41enne nega qualsiasi responsabilità anche per i graffi comparsi successivamente sulla carrozzeria, sostenendo che la giovane, dopo aver inizialmente sospettato di lui, si sarebbe poi scusata.

Le chat saranno oggetto di approfondimento

I nuovi messaggi si inseriscono in un quadro giudiziario particolarmente delicato. Dolci rimane indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini, mentre a Milano è in corso il processo relativo al femminicidio della 29enne.

Le conversazioni del 2020 rappresentano ora un ulteriore elemento che gli investigatori potranno esaminare per verificarne autenticità, contesto e rilevanza. Sarà necessario ricostruire anche gli eventuali interventi effettuati sulla Mercedes e chiarire se esista documentazione relativa alla possibile denuncia presentata all’epoca.

Al momento le affermazioni contenute nelle chat esprimono i sospetti che Pamela avrebbe manifestato privatamente e non costituiscono una prova della responsabilità di Dolci, che ha respinto le contestazioni. Gli accertamenti dovranno stabilire cosa accadde realmente all’automobile e se gli episodi raccontati nei messaggi possano assumere rilievo nelle indagini in corso.

 

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