Fondi spariti da Promoberg: scontro sulle intercettazioni

Dibattimento in aula aggiornato al 26 marzo per il caso dei fondi sottratti a Promoberg: 4 imputati, scontro su intercettazioni e parti civili

Fiera di Bergamo

Il 9 gennaio ha segnato l’apertura del processo relativo ai 900 mila euro scomparsi dalle casse di Promoberg tra il 2016 e il 2019. La prima udienza ha messo in luce la complessità della vicenda, con un acceso dibattito incentrato sulle intercettazioni e sulle costituzioni di parte civile.

Intercettazioni al centro del dibattito

Un punto focale del dibattimento è stata la questione dell’ammissibilità delle intercettazioni. L’avvocato Mauro Angarano, legale di Mauro Bagini, uno degli imputati, ha sollevato dubbi sulla loro utilizzabilità, sostenendo che sono state autorizzate originariamente per il reato di peculato e non per quello di favoreggiamento. In risposta, il pm Silvia Marchina ha citato una sentenza del tribunale del Riesame di Milano, che ha dichiarato le intercettazioni ammissibili anche per reati diversi da quelli inizialmente considerati.

Quattro imputati nel processo Promoberg

Nel mirino dell’accusa ci sono quattro imputati: Stefano Cristini, ex direttore di Promoberg; Luigi Trigona, ex segretario generale; Diego Locatelli, addetto alla cassa all’epoca dei fatti; e Mauro Bagini, ex presidente del collegio sindacale. Le accuse sono pesanti: peculato, truffa aggravata, falso e favoreggiamento.

Le parti civili: Promoberg e Camera di Commercio 

Nel corso dell’udienza, è stata discussa anche la possibilità di escludere Promoberg come parte civile, almeno per il reato di favoreggiamento. Il legale dell’Ente Fiera di Bergamo, Marco Zambelli, tuttavia, ha sottolineato il danno diretto subito dalla società a causa delle perdite occultate. Viene proposta anche l’ammissione al processo degli altri due componenti del collegio sindacale di Promoberg, Gianfranco Ceruti e Pierluigi Cocco, le cui posizioni sono già state archiviate.

Verso la prossima udienza: decisioni in sospeso

Il collegio presieduto da Giovanni Petillo ha rimandato la decisione su questi punti all’udienza del 26 marzo. Mentre il processo si dipana, emergono questioni legali intricate e sfaccettature complesse, delineando un caso che si preannuncia lungo e articolato.

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