Le segnalazioni di telefonate sospette sono arrivate da diversi cittadini di Bergamo, incluso l’assessore comunale all’Innovazione, Giacomo Angeloni. In un lungo post sui social pubblicato giovedì 16 maggio, Angeloni ha raccontato: «Intorno alle 20:30 squilla il telefono di casa. Rispondo: “Buonasera, la chiamo per conto di Ipsos, posso farle qualche domanda sulle elezioni amministrative del Comune di Bergamo che si terranno l’8 e il 9 giugno?”. Conferma il suo indirizzo in via… al numero xx?”. “No, ora abito in quest’altra via». La telefonata è proseguita con domande sulle sue preferenze di voto, sollevando dubbi sulla legittimità del sondaggio.
Alcuni elementi insospettiscono Angeloni: «È vero che nel 2019 avevo risposto a un sondaggio sulle amministrative della città – scrive sui social – me lo ricordo precisamente. Non sono sicuro che fosse Ipsos, ma può essere. Poi mi sono detto: ma questi come fanno ad avere i miei dati e le mie risposte di 5 anni fa?». Angeloni ha contattato Ipsos che ha negato categoricamente di condurre sondaggi a Bergamo. «Strano davvero, non vi pare?» è la sua domanda retorica ai follower. Alcuni di loro hanno confermato di aver ricevuto telefonate simili.
Il noto istituto Ipsos ha smentito categoricamente qualsiasi coinvolgimento in sondaggi in corso su Bergamo. Diverse segnalazioni di telefonate da parte di sedicenti «incaricati Ipsos» hanno indotto l’istituto a chiarire la sua posizione. Ipsos ha negato di essere impegnata in qualsiasi attività di ricerca politica nella città e ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali per fare chiarezza e tutelare la propria immagine.
Resta quindi da capire chi sia dietro queste telefonate. Nel pieno della campagna elettorale, emerge il giallo di questo sondaggio, su cui Ipsos sembra voler andare fino in fondo, anche per vie legali.