L’ombra del serial killer in Bergamasca: tre femminicidi ancora senza colpevole

Tre femminicidi misteriosi, due nel 2016 tra estate e periodo prenatalizio, uno a fine luglio di quest'anno. Quale filo rosso unisce questi delitti?

Tre donne uccise in circostanze diverse

Nella provincia di Bergamo, tre donne sono state brutalmente assassinate in circostanze diverse, senza che un colpevole sia stato ancora identificato. Gianna Del Gaudio, un’insegnante in pensione di 62 anni, è stata uccisa nella sua cucina la notte del 27 agosto 2016 da un aggressore sconosciuto. Pochi mesi dopo, il 19 dicembre 2016, Daniela Roveri, una dirigente d’azienda di 48 anni, è stata assassinata con un solo colpo alla gola all’interno del suo condominio nel quartiere Colognola, proprio davanti alla porta dell’ascensore. Due delitti dalle modalità pressoché identiche. Più recentemente, Sharon Verzeni, 33 anni, è stata aggredita a mezzanotte con tre colpi alle spalle e uno al torace mentre camminava all’aperto.

L’ipotesi del serial liller: realtà o fantasia?

Su tre casi apparentemente così diversi l’uno dall’altro è intervenuto il giallista Fabrizio Carcano dalle pagine di Bergamonews. Nonostante la vicinanza temporale e geografica dei primi due omicidi, l’idea di un serial killer sembra improbabile. I serial killer, infatti, tendono a intensificare i loro delitti e ad accorciare i tempi tra un omicidio e l’altro. Nel caso di Bergamo, invece, sono passati oltre sette anni tra l’omicidio di Daniela Roveri e quello di Sharon Verzeni, un periodo troppo lungo per supportare questa ipotesi, a meno di circostanze straordinarie come un’assenza prolungata dall’Italia o problemi di salute del presunto assassino.

Differenze nei delitti

Le modalità dei tre omicidi sono diverse, rendendo difficile collegarli a un unico assassino. Gianna e Daniela sono state uccise all’interno di edifici, con un singolo colpo mirato alla gola, mentre Sharon è stata aggredita all’esterno, subendo quattro colpi. Anche l’arma utilizzata varia: un cutter per Gianna, mentre le altre due vittime sono state colpite con una lama diversa. Inoltre, le vittime differiscono notevolmente per età, status sociale e stile di vita, ulteriore elemento che rende improbabile la teoria del serial killer.

Un’analisi realistica

La logica e i dati concreti escludono, almeno per ora, la presenza di un serial killer in azione nella provincia di Bergamo. Tuttavia, l’idea di un assassino seriale continua a esercitare un fascino morboso, alimentato dalla suggestione e dalla paura dell’ignoto. La vicinanza geografica dei delitti e la natura violenta degli attacchi possono contribuire a questa narrativa, ma gli investigatori restano prudenti, basando le loro conclusioni su prove tangibili.

L’importanza del DNA

Un elemento chiave per escludere definitivamente l’ipotesi del serial killer sarà l’analisi del DNA. Nei primi due omicidi, le tracce biologiche rinvenute hanno mostrato una compatibilità debole, insufficiente per identificare un colpevole comune. Ora si attende di vedere se il luogo del delitto e gli indumenti di Sharon Verzeni restituiranno tracce biologiche utili, che potrebbero essere comparate con quelle dei casi precedenti. Questo potrebbe finalmente confermare o escludere la presenza di un serial killer.

Conclusione

Mentre il fantasma di un serial killer aleggia nella fantasia collettiva, la realtà racconta una storia diversa. Per ora, la cronaca ci parla di tre femminicidi irrisolti, che richiedono un’indagine approfondita e basata su fatti concreti piuttosto che su ipotesi suggestive.

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