La risoluzione del caso dell’omicidio di Sharon Verzeni, la barista di 33 anni accoltellata a Terno d’Isola nella notte tra il 29 e il 30 luglio, deve molto a due giovani testimoni. Amin Ettayeb e Mohamed Ghannamy, amici di origine marocchina, hanno riconosciuto Moussa Sangare come il sospettato principale mentre si trovavano nella caserma dei carabinieri di Bergamo. La loro testimonianza si è rivelata cruciale per l’arresto di Sangare, che ha poi confessato il delitto.
Quella notte, i due giovani, nati in Italia da genitori marocchini, si stavano allenando a Chignolo d’Isola, nei pressi del cimitero. Durante il loro allenamento, intorno alla mezzanotte e mezza, hanno notato Sangare in bicicletta, che si dirigeva verso via Castegnate. Il comportamento dell’uomo li ha colpiti immediatamente: uno sguardo minaccioso, una smorfia inquietante, e alcune parole urlate in modo strano. Non lo avevano mai visto prima, ma quella scena è rimasta impressa nella loro memoria.
Dopo aver saputo dell’omicidio di Sharon Verzeni, avvenuto proprio nella zona in cui avevano visto Sangare, i due amici hanno deciso di presentarsi dai carabinieri per fornire la loro testimonianza. Questa informazione si è rivelata fondamentale per gli inquirenti, che già da un mese stavano lavorando intensamente, visionando ore di filmati e ascoltando numerose persone. La descrizione di Ettayeb e Ghannamy ha permesso di concentrare le indagini su Sangare, portando infine al suo arresto.
Amin Ettayeb, 25 anni, e Mohamed Ghannamy, 23 anni, sono stati lodati per il loro coraggio e senso civico. Ettayeb, che vive a Terno d’Isola e lavora come commesso, è anche un appassionato di arti marziali, con un canale YouTube dedicato a questa disciplina. Ghannamy, residente a Chignolo d’Isola, lavora come autista e gioca a calcio in una squadra di Seconda categoria. Entrambi hanno espresso orgoglio per aver contribuito alla risoluzione del caso, ma anche rammarico per non aver potuto fare di più per salvare Sharon quella notte.
La testimonianza dei due giovani ha avuto un impatto significativo, portando non solo all’arresto del colpevole, ma anche a un ampio riconoscimento del loro senso di responsabilità. Ettayeb ha dichiarato che il suo sogno è aprire una palestra di arti marziali dove tenere corsi di autodifesa per le donne, un progetto che riflette il suo impegno nel prevenire episodi di violenza. Ha anche voluto sottolineare che, nonostante le origini straniere di Sangare, non si può generalizzare: “Non siamo tutti uguali. Ci sono persone integrate e per bene, così come ce ne sono altre che fanno cose brutte. Lo stesso vale per gli italiani”, hanno detto a L’Eco di Bergamo.