Si stima che quasi 2.300 imprese, circa il 3% di quelle presenti nella provincia di Bergamo, siano “potenzialmente prossime” a contesti di criminalità organizzata. Nella provincia di Bergamo nell’ultimo anno sono state 198 le denunce di estorsione; 10 anni fa erano state 121, con un incremento di oltre il 63%.
A Brescia le denunce di estorsione sono state 202 e le imprese considerate vicino alla criminalità organizzate sono oltre 4mila, con una percentuale di circa il 4% che è tra le più alte in Italia.
Ma il fenomeno è in aumento in tutta la Lombardia, dove in 10 anni le denunce sono quasi raddoppiate, arrivando nel 2023 a 1.858.
E in particolar modo al Nord, fa sapere la Direzione Investigativa Antimafia, il fenomeno estorsivo si sta diffondendo senza ricorrere più a minacce esplicite e men che meno all’uso della violenza, ma cercando una specie di “complicità” con le vittime, imponendo, ad esempio, l’assunzione di personale o fornendo altre tipologie di servizi/forniture. Oppure, proponendo alle imprese soluzioni “condivise” con reciproci vantaggi, come l’attività di fatturazione per operazioni inesistenti, ove le vittime devono corrispondere in contanti anche l’importo dell’IVA che poi deve essere versata all’erario dal committente. Consentendo così a quest’ultimo di onorare l’adempimento fiscale e al contempo di occultare la richiesta estorsiva di denaro.
Secondo l’ultimo studio della Cgia di Mestre, le aziende in “odor di mafia” sono presenti nelle grandi aree metropolitane. A Napoli sarebbero quasi 18.500; a Roma poco più di 16.700; a Milano sfiorano le 15.650 unità. In queste tre realtà geografiche è concentrato il 34 per cento circa delle imprese a rischio in tutto il Paese. Seguono Caserta con 5.873 imprese, Brescia con 4.043, Palermo con 4.016, Salerno con 3.862, Bari con 3.358 e Catania con 3.291.