Bancarotta e fondi Covid dirottati all’estero: arrestati 4 imprenditori

Sequestrati 6 milioni di euro: uno dei coinvolti è fuggito in Brasile, indagini della Gdf tra Bergamo e Bulgaria

Un’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Bergamo, ha portato a galla un’operazione di bancarotta fraudolenta e malversazione ai danni dello Stato, con fondi Covid destinati alle imprese dirottati in Bulgaria e utilizzati per finalità illecite. L’operazione ha coinvolto 8 soggetti legati a un’azienda della Bassa Bergamasca. Per quattro imprenditori è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre un quinto risulta fuggito in Brasile.

Il sistema fraudolento e i fondi Covid

Tra il 2020 e il 2022, l’impresa aveva incassato oltre un milione di euro di finanziamenti statali, concessi per sostenere le attività delle piccole e medie imprese durante e dopo la pandemia. Tuttavia, i fondi non sono mai stati utilizzati per l’azienda: il denaro veniva dirottato in Bulgaria e poi speso in Italia attraverso carte di credito emesse da banche bulgare.

Gli indagati avrebbero realizzato un sistema complesso di operazioni dolose e distrattive, portando l’azienda a un dissesto finanziario. Nel 2021, infatti, la società aveva accumulato debiti pari a 3,7 milioni di euro e un risultato operativo negativo di quasi 2 milioni di euro.

Gli arrestati e l’imprenditore in fuga

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano:

  • F.C., 48enne residente in Sofia (Bulgaria);
  • M.P. e P.P., padre e figlia di Urgnano e Romano di Lombardia;
  • M.R., 50enne formalmente residente nel Lodigiano, attualmente irreperibile e fuggito in Brasile.

Quest’ultimo, amministratore e successivamente liquidatore della società, avrebbe abbandonato l’Italia con il supporto economico degli altri membri dell’organizzazione. Altri quattro indagati, accusati a piede libero, risiedono tra il Bresciano e il Milanese, tra cui M.G., 43enne di Pontirolo Nuovo.

Il caso del capannone e il sequestro milionario

Un episodio emblematico riguarda l’acquisto, prima del fallimento, di un capannone a Treviglio: la società lo aveva pagato 1,4 milioni di euro, un valore cinque volte superiore rispetto alla stima reale di 300mila euro. La vendita era avvenuta tramite società collegate occultamente agli stessi indagati, con l’obiettivo di impoverire il patrimonio aziendale a danno dei creditori.

In altri casi, venivano create fatture false per generare crediti commerciali inesistenti, poi ceduti a società di factoring per ottenere liquidità.

Il Tribunale di Bergamo ha disposto un sequestro patrimoniale di 5,6 milioni di euro, considerati il provento delle attività illecite.

Conclusioni dell’indagine

L’inchiesta ha svelato una rete ben organizzata di frode e distrazione di fondi, con gravi conseguenze per l’economia locale e per i fornitori coinvolti. Le indagini della Guardia di Finanza proseguono per fare piena luce sull’intera vicenda e sui flussi di denaro illeciti tra Italia e Bulgaria.

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