La mancanza di infermieri continua a rappresentare un problema significativo, con un fabbisogno stimato di almeno mille professionisti nella provincia di Bergamo. La carenza riguarda sia ospedali che strutture sociosanitarie e case di riposo, evidenziando una situazione che, se non affrontata in tempi brevi, rischia di aggravarsi nei prossimi anni.
Un deficit che si protrae da anni
Negli ultimi anni, nonostante l’attenzione posta sul problema, il numero di nuovi infermieri non ha registrato un incremento significativo. Le iscrizioni ai corsi di laurea nel settore sanitario non sono riuscite a colmare il turnover naturale, mantenendo stabile il numero complessivo di professionisti attivi sul territorio. L’attrattività della professione rimane bassa, a causa di retribuzioni contenute, alti livelli di stress e carichi di lavoro sempre più pesanti.
A rendere ancora più critica la situazione è il fatto che, tra il 2026 e il 2030, il settore dovrà far fronte a un’ondata di pensionamenti che interesserà migliaia di professionisti nella sola Lombardia. Questa prospettiva rischia di creare un ulteriore squilibrio tra domanda e offerta di personale qualificato.
Personale sanitario dall’estero: una soluzione temporanea?
Per far fronte all’emergenza, molte strutture sanitarie hanno iniziato a reclutare infermieri dall’estero, principalmente provenienti da Sud America, India e Nord Africa. L’arrivo di personale qualificato consente di garantire un supporto immediato, ma pone sfide non indifferenti. L’inserimento lavorativo richiede infatti un periodo di adattamento che varia tra sei e nove mesi, necessario per il superamento di barriere linguistiche e il completamento delle pratiche burocratiche.
In alcune strutture, il numero di infermieri stranieri è aumentato in modo significativo, fino a costituire la maggioranza del personale presente in determinati turni. Tuttavia, le difficoltà linguistiche e le differenze culturali possono rappresentare un ostacolo nell’interazione con i pazienti e il resto dello staff.
Progetti di formazione per il reclutamento internazionale
Per rendere più efficace l’integrazione del personale sanitario straniero, sono stati avviati progetti di collaborazione con università e istituti di formazione in diversi Paesi, tra cui Nigeria, Tanzania, Argentina, Perù e India. Queste iniziative hanno l’obiettivo di preparare i professionisti prima dell’arrivo in Italia, riducendo i tempi di inserimento.
Parallelamente, alcune strutture hanno iniziato a investire nella formazione locale, attivando corsi specifici per figure di supporto agli infermieri, come gli ausiliari socioassistenziali (ASA), con copertura completa dei costi di formazione per incentivare l’adesione.
Un futuro incerto per la sanità locale
Sebbene l’introduzione di personale dall’estero e la formazione interna rappresentino soluzioni tampone, il problema strutturale della carenza di infermieri richiede interventi più incisivi. È necessario aumentare l’attrattività della professione attraverso migliori condizioni contrattuali, percorsi di carriera più chiari e incentivi economici, per evitare che il settore sanitario locale si trovi ad affrontare una crisi ancora più grave nei prossimi anni.