Auto importate con documenti falsi, resta in piedi solo una parte del processo: 104 veicoli sotto sequestro da otto anni

Prescritti 11 dei 17 capi d’imputazione. Sotto accusa 4 funzionari della Motorizzazione di Bergamo e vari operatori del settore auto

Lamborghini, Cadillac, taxi londinesi e persino veicoli assemblati in officine artigianali: sono 104 i mezzi sequestrati nel 2017 nell’ambito dell’inchiesta “Golden Motors”, ancora oggi sotto sigilli. La vicenda giudiziaria, che coinvolge 12 imputati ancora a processo, ha subito un duro colpo con la prescrizione di 11 dei 17 capi d’accusa iniziali. Restano in piedi solo alcuni episodi di corruzione e riciclaggio, che verranno affrontati nella prossima udienza fissata per il 9 settembre.

L’inchiesta ha origine a Luino (Varese) nel 2014, con la denuncia di un cittadino che si era visto sottrarre una Harley Davidson da 15.000 euro. Le indagini hanno portato alla luce un presunto sistema illecito di importazione e immatricolazione di auto provenienti da Regno Unito, Romania e Cina, spesso senza i requisiti tecnici e storici richiesti dalla legge italiana.

Secondo l’accusa, i veicoli venivano immatricolati grazie a documenti alterati e alla presunta complicità di quattro funzionari della Motorizzazione civile di Bergamo, che avrebbero agevolato le pratiche dietro compensi fino a 600 euro o altri favori. Gli imputati sono: A.T., 64 anni, di Bergamo, P.M., 64, di Almè, B.F., 63, di Bergamo, C.D., 62, di Gorle.

Tra gli altri imputati figurano importatori, titolari di agenzie di pratiche auto e officine, tra cui G.L.G., 51 anni, di San Pellegrino Terme, e il padre P.G., 77, coinvolti nel ritrovamento della moto rubata che ha fatto da innesco alle indagini. Le accuse principali contestano l’uso di dati falsi nelle schede tecniche e l’assemblaggio di veicoli con componenti non omologati, camuffati per ottenere l’immatricolazione in Italia.

Il poliziotto Stefano Molon, della Polizia di frontiera di Luino, ha riferito in aula che le immatricolazioni erano solo apparenti, senza effettivo controllo tecnico. «G.L.G. inseriva dati a caso nelle schede – ha dichiarato – e un tecnico competente avrebbe dovuto accorgersene». Tuttavia, la provenienza dei pezzi e dei veicoli non è stata accertata come illecita, fatto che potrebbe indebolire l’accusa di riciclaggio.

Tra i testimoni anche Giancarlo Casarini, ex direttore della Motorizzazione di Bergamo, che ha precisato che dal 2009 i certificati di rilevanza storica non sono più rilasciati dalla Motorizzazione, ma dai Registri storici riconosciuti. Più ambigua la testimonianza di Maurizio Casalini, 64 anni, segretario provinciale Unasca, che in fase di indagine aveva parlato di una “motorizzazione fuori dai cancelli”, alludendo a canali informali per velocizzare le pratiche, ma in aula ha ridimensionato le sue affermazioni: «Ho riferito solo voci di popolo, non ho prove concrete».

Nonostante il tempo trascorso e la mole dei materiali sequestrati, il procedimento prosegue con un quadro ridotto di contestazioni. Intanto, le 104 auto e moto, tra cui numerosi modelli di pregio e veicoli storici, restano sotto sequestro da oltre otto anni, in attesa della conclusione del processo.

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