Pranzo in pausa? Sempre più bergamaschi usano i buoni pasto per la spesa

Dalla ristorazione alla grande distribuzione: l’evoluzione del welfare aziendale in Bergamasca mostra come i ticket siano sempre più usati nei supermercati, spinti dal potere d’acquisto limitato

La crescita del mercato dei buoni pasto in Bergamasca

Un incremento costante nell’utilizzo dei ticket aziendali
Negli ultimi cinque anni, il mercato dei buoni pasto nella provincia di Bergamo ha vissuto una crescita importante, passando da 70 a 82,5 milioni di euro. Secondo i dati di Confcommercio, il valore medio giornaliero del ticket è di 5,08 euro, una cifra considerata insufficiente per coprire un pasto completo in bar o ristoranti. Questa dinamica ha portato i consumatori a destinare i buoni principalmente alla spesa alimentare nei supermercati e negozi di vicinato, generando un travaso stimato di circa 14 milioni di euro dalla ristorazione alla grande distribuzione.

L’espansione degli esercizi convenzionati

Sempre più attività accettano i ticket
Attualmente, 1.190 esercizi nella provincia di Bergamo risultano convenzionati per accettare i buoni pasto, un aumento del 20,8% rispetto al 2020. Tra questi, si contano 320 ristoranti e trattorie, 550 bar e gelaterie (+17%) e 320 negozi e supermercati, che hanno registrato un incremento del 28%. Questo ampliamento della rete commerciale riflette un cambiamento nelle abitudini dei lavoratori, che oggi trovano più facile utilizzare i ticket per fare la spesa anziché per consumare un pasto fuori casa.

I limiti del valore nominale e le commissioni per gli esercenti

Un sistema che penalizza ristoranti e consumatori
Il valore medio del buono pasto, pari a poco più di cinque euro, non consente di sostenere il costo di un pranzo completo nei locali pubblici. A ciò si aggiungono le commissioni elevate, che possono raggiungere il 20% dell’importo per gli esercenti. Questo doppio svantaggio – per chi usa i buoni e per chi li incassa – ha spinto molti esercizi a disincentivarne l’uso, mentre i consumatori hanno preferito orientarsi verso alternative più accessibili, come l’acquisto di generi alimentari nei punti vendita della grande distribuzione organizzata.

Il quadro nazionale e il ruolo del welfare aziendale

Un mercato da 4 miliardi con 3,5 milioni di lavoratori coinvolti
Secondo Fipe Confcommercio, il mercato italiano dei buoni pasto vale circa 4 miliardi di euro, di cui il 60% speso nei pubblici esercizi e il restante 40% nei supermercati. In Italia, 3,5 milioni di lavoratori beneficiano dei ticket, inclusi 700 mila dipendenti pubblici. Il sistema coinvolge oltre 170 mila esercizi convenzionati e viene gestito da 14 società emettitrici. Nel contesto bergamasco, il welfare aziendale si è rivelato uno strumento efficace per fidelizzare i dipendenti, con oltre 72.000 beneficiari registrati e una spesa media annua per lavoratore pari a 1.142 euro.

Le testimonianze degli operatori locali

Preferenza crescente per la spesa rispetto al pranzo fuori
Commercianti e ristoratori confermano la tendenza al ribasso nell’uso dei buoni pasto per pranzare fuori, a causa del valore inadeguato dei ticket e delle commissioni elevate. Daniela Chiari, titolare di un negozio storico, segnala una crescente domanda di cibo pronto per il pranzo. Stefano Cuminetti, direttore di una catena di supermercati, evidenzia che i ticket rappresentano ormai il 5% del loro fatturato, pur dovendo gestire costi di commissione tra il 10% e il 15%. Anche chi opera nella ristorazione, come Massimo Palmese o Isabella Plebani, segnala un calo dell’utilizzo a causa dello smart working e del ridotto potere d’acquisto.

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