Crescita dei casi di violenza contro le donne nella pianura bergamasca: l’importanza della rete di supporto

Un incremento del 28% dei casi di violenza dal 2021 al 2024, con metà delle vittime che non denuncia: l’appello per un allargamento della rete di supporto

Aumento dei casi di violenza contro le donne

Dal 2021 al 2024, la pianura bergamasca ha registrato un aumento del 28% dei casi di violenza contro le donne, con un picco record nel 2024 di 283 vittime. Questo dato segna una crescita costante: nel 2021 si contavano 220 casi, nel 2022 si è saliti a 221, e nel 2023 il numero è arrivato a 276. I primi mesi del 2025 mostrano un trend simile, con 135 richieste di aiuto già registrate nei primi cinque mesi dell’anno. Questo incremento può essere visto come segnale di maggiore attenzione delle vittime nei confronti dei servizi di supporto esistenti, ma anche come un segnale della gravità di un fenomeno che persiste profondamente nella nostra società. “La violenza è un cancro nella società, che purtroppo persiste nonostante gli sforzi”, afferma Pinuccia Prandina, vicesindaco di Treviglio e ideatrice della rete Non Sei Sola.

La rete di supporto “Non Sei Sola”

La rete “Non Sei Sola”, creata 12 anni fa, è una rete interistituzionale di centri antiviolenza che si occupano del supporto alle donne vittime di violenza nella pianura bergamasca. Attualmente, la rete ha in carico 210 donne. Tra queste, il 50% ha chiesto aiuto tramite il servizio, mentre il 50% ha deciso di denunciare formalmente la violenza subita. Un dato che fa riflettere: 124 donne hanno riportato violenze di vario tipo (psicologica, fisica, economica, sessuale), ma solo 61 di esse hanno sporto denuncia alle forze dell’ordine.

Chi sono gli autori della violenza?

Un dato significativo riguarda gli autori della violenza: nel 42% dei casi si tratta del marito, nell’8,9% dell’ex marito, nel 14,5% del compagno e nel 2,9% dell’ex compagno. Vi sono anche casi in cui gli aggressori sono i fidanzati (2,4%), o addirittura gli ex fidanzati (6,4%). Inoltre, sono stati registrati 6 casi di violenza da parte di un genitore, 3 da un figlio e 2 da un vicino di casa.

Come arrivano le donne ai centri antiviolenza?

Per quanto riguarda l’accesso ai centri antiviolenza, circa la metà delle donne che chiedono aiuto lo fa su iniziativa personale, mentre il 15,5% arriva attraverso i servizi sociali, il 15,9% è indirizzato dalle forze dell’ordine, e il 14,5% dai centri antiviolenza di altri territori. Un ulteriore 6,4% arriva tramite il pronto soccorso. La rete informale gioca un ruolo importante, con il 12,2% delle donne che viene indirizzato da amici, familiari o conoscenti.

Il ruolo delle istituzioni e l’appello di Pinuccia Prandina

Il Comune di Treviglio, capofila della rete Non Sei Sola, è stato tra i primi a sostenere questo progetto e a garantirne il finanziamento. Con l’aiuto di Regione Lombardia, che ha destinato 285 mila euro per il 2024/25, il progetto è stato rinnovato con un nuovo protocollo di rete per promuovere strategie condivise nella lotta contro la violenza. “Invito altre associazioni, fondazioni, Rotary, Lions e altre realtà locali a unirsi alla rete per sensibilizzare e combattere insieme la violenza sulle donne”, sottolinea Pinuccia Prandina.

La rilevanza dei numeri e delle risorse locali

La crescente partecipazione delle donne al progetto e l’importante numero di minori coinvolti (ben 141 under 18 direttamente o indirettamente colpiti dalla violenza) sono indicativi della necessità di ulteriori risorse e di un impegno collettivo. Le forze dell’ordine, i servizi sociali, e gli altri partner locali sono cruciali per garantire che le vittime ricevano l’aiuto di cui hanno bisogno.

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