L’annuncio della riorganizzazione di Clay Paky da parte del gruppo cinese EK ha innescato una forte preoccupazione tra i sindacati, che temono pesanti ricadute sull’occupazione e sul tessuto industriale bergamasco. Durante l’incontro tenutosi martedì tra la direzione dell’azienda e le rappresentanze sindacali Fim Cisl e Fiom Cgil, con la partecipazione della RSU, è emersa la volontà di trasferire all’estero le attività produttive e di sviluppo attualmente presenti nello stabilimento di Seriate.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda, la strategia prevede la trasformazione di Clay Paky in un polo di innovazione, con il trasferimento completo dell’area di Ricerca e Sviluppo negli stabilimenti cinesi del gruppo. Una scelta che comporterebbe la fine della produzione locale non appena saranno completate le commesse attualmente in corso, garantite fino a fine anno.
Attualmente il sito bergamasco impiega 154 lavoratori, esclusi i somministrati. Se confermate, le nuove direttive aziendali porterebbero alla cessazione di nuove assegnazioni produttive per Seriate, segnando un progressivo ridimensionamento dell’intero stabilimento.
I rappresentanti sindacali Giuseppe Biundo (Fim Cisl) e Giuseppe Lupoli (Fiom Cgil) hanno espresso forte preoccupazione per le prospettive future: “È una scelta grave e inaccettabile – hanno dichiarato – che rischia di compromettere l’intero sistema industriale e sociale della zona. Chiediamo da tempo un piano industriale credibile in grado di tutelare sia la produzione che i posti di lavoro, ma oggi l’azienda ha chiarito le sue reali intenzioni: lasciare a Seriate solo una funzione marginale e smantellare la parte produttiva”.
I sindacati hanno inoltre sottolineato l’importanza di un confronto con il vertice dell’azienda madre: è atteso per metà novembre un incontro con Raymond Chen, CEO di EK, durante il quale le parti sociali chiedono di essere coinvolte. L’obiettivo è ottenere garanzie sul mantenimento dell’attività industriale sul territorio e l’assegnazione di nuove produzioni al sito italiano.
La vertenza Clay Paky si inserisce in un contesto più ampio di incertezza per il settore manifatturiero locale, con il rischio – sottolineano i sindacati attraverso Bergamonews – di una “desertificazione industriale e occupazionale” se non verranno intraprese azioni concrete e condivise.
“Stiamo valutando forme di mobilitazione – hanno concluso Biundo e Lupoli – per salvaguardare il futuro dei lavoratori e difendere un presidio produttivo che ha rappresentato per anni un’eccellenza nel settore”.