Colpivano abitazioni isolate tra Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Lombardia, selezionando con attenzione le ville più vulnerabili. Ora, per due cittadini di origine albanese, si sono aperte le porte del carcere di Pordenone: i due uomini sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Pordenone, dopo un’indagine condotta dal Nucleo investigativo locale dei Carabinieri.
Secondo gli inquirenti, la coppia sarebbe responsabile di 13 furti in abitazione, messi a segno tra febbraio e marzo 2024 nelle province di Pordenone, Udine, Venezia, Bergamo e Cremona. L’attività investigativa ha consentito di delineare le modalità operative di un gruppo criminale ben organizzato, che agiva prevalentemente in aree periferiche e residenziali, approfittando dell’assenza dei proprietari per introdursi nelle abitazioni.
Gli accertamenti non si sono fermati ai furti. Ai due arrestati vengono contestati anche i reati di ricettazione di veicoli rubati, riciclaggio e resistenza a pubblico ufficiale. Nel corso delle operazioni, è emerso l’utilizzo di auto rubate per gli spostamenti, spesso reimmatricolate o modificate per eludere i controlli.
Le indagini sono tuttora in corso: altri due presunti complici risultano irreperibili e sono attivamente ricercati dalle forze dell’ordine. Gli investigatori non escludono che la banda possa essere responsabile di ulteriori episodi, al momento in fase di verifica da parte degli inquirenti.
I Carabinieri sottolineano come il gruppo criminale fosse particolarmente mobile e strutturato, capace di agire in più regioni in un arco di tempo ristretto. L’arresto dei due principali indagati rappresenta un passo importante per frenare il fenomeno dei furti seriali nelle abitazioni del Nord Italia, spesso motivo di forte allarme sociale.
L’operazione rientra in un più ampio piano di contrasto ai reati predatori, condotto con attività di sorveglianza, controlli sul territorio e cooperazione tra comandi provinciali. Grazie alle intercettazioni, ai pedinamenti e alla ricostruzione dei movimenti, i militari sono riusciti a risalire all’identità dei responsabili e a raccogliere elementi ritenuti decisivi per l’emissione delle misure cautelari.