I rider e le bici truccate: una pratica diffusa a Bergamo
A Bergamo, l’uso di E-bike truccate è diventato sempre più comune tra i rider. Queste biciclette, modificate per raggiungere velocità di 50-60 chilometri orari, consentono ai lavoratori di fare più consegne e guadagnare di più. Hassan, un rider che preferisce rimanere anonimo, racconta a Bergamonews di come chi usa queste biciclette possa percorrere distanze più lunghe e guadagnare in maniera ingiusta rispetto a chi rispetta le regole.
La concorrenza sleale tra i rider: le piattaforme e l’algoritmo
Almeno il 40% dei rider utilizzerebbe E-bike truccate per fare più consegne. Ayman Bourrai, sindacalista della Nidil-Cgil, spiega che le piattaforme digitali alimentano questa concorrenza sleale, incentivando la velocità e la quantità degli ordini. Le piattaforme, attraverso i loro algoritmi, spingono i rider a essere più veloci, ma questo crea ingiustizie e svantaggi per chi è in regola.
L’uso di profili falsi: un altro stratagemma per aumentare i guadagni
Oltre all’uso delle E-bike truccate, alcuni rider utilizzano profili falsi o multipli per accettare più ordini e guadagnare di più. Hassan rivela che molti colleghi sfruttano identità altrui, prendendo in prestito o rubando documenti per creare profili aggiuntivi. Questo permette loro di aggirare le restrizioni imposte dalle piattaforme, aumentando la loro competitività rispetto a chi è in regola.
Le sanzioni per le E-bike truccate: la polizia interviene
Le forze dell’ordine, tra cui la Polizia Locale e la Polizia Stradale, hanno recentemente effettuato controlli sulle E-bike, scoprendo che molte di esse erano truccate. Le biciclette modificate sono state sanzionate per violazioni delle normative sulla sicurezza stradale. Le multe sono state imposte anche ai rider che utilizzano questi veicoli illegali, che non solo sono pericolosi, ma anche privi di assicurazione e casco.
Una situazione di crescente tensione tra i rider
La disparità tra i rider in regola e quelli che usano biciclette truccate e profili falsi sta creando una crescente tensione. Ayman Bourrai sottolinea che la responsabilità delle piattaforme è evidente, poiché incentivano una competizione che rischia di danneggiare chi lavora onestamente. Questo scenario alimenta una guerra tra poveri, dove i lavoratori più onesti e rispettosi delle regole sono penalizzati.