La situazione del carcere di Bergamo è ormai al limite. Lo denuncia con fermezza la sindaca Elena Carnevali, che in una nota ufficiale parla di un quadro “insostenibile” aggravato dal sovraffollamento e dalla mancanza cronica di personale. Attualmente, la casa circondariale di via Gleno ospita quasi il doppio dei detenuti rispetto alla capienza regolamentare, fissata a 319 posti. A ciò si aggiungono gravissime carenze negli organici della Polizia penitenziaria, del personale educativo, amministrativo e sanitario, rendendo critica la gestione quotidiana dell’istituto.
Preoccupa in particolare la crescente presenza di giovani reclusi, molti dei quali affetti da disturbi mentali o dipendenze, che richiedono percorsi mirati e continui di assistenza e supporto. In questo contesto, secondo Carnevali, il carcere fatica a svolgere la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione. L’articolo 27 stabilisce infatti che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, un principio che, sottolinea la sindaca, deve essere tradotto in azioni concrete da parte dello Stato e delle istituzioni locali.
Nel mese di ottobre, il Consiglio comunale di Bergamo ha approvato all’unanimità due ordini del giorno, in seguito alla relazione della Garante per i diritti dei detenuti, on. Valentina Lanfranchi. Tali documenti sollecitano il Governo e il Ministero della Giustizia a intervenire per rafforzare il personale e aumentare le risorse destinate all’amministrazione penitenziaria, soprattutto per i progetti di reinserimento sociale e le attività lavorative dentro e fuori dal carcere.
La sindaca rivendica l’impegno dell’Amministrazione nel riconoscere il carcere come parte integrante della città, non come una realtà separata o dimenticata. Per questo, Bergamo ha promosso una rete di collaborazioni tra Comune, Terzo Settore, Amministrazione penitenziaria, Uepe e la Garante, al fine di sostenere programmi di formazione, istruzione e lavoro per i detenuti.
“La sicurezza si costruisce anche durante il periodo detentivo”, afferma Carnevali a Bergamonews, sottolineando l’importanza di percorsi di riabilitazione che riducano il rischio di recidiva e rafforzino la coesione sociale. In questo senso, le esperienze sviluppate con realtà locali come l’associazione Carcere e Territorio e il Ser.D. hanno già dimostrato che offrire opportunità di reinserimento significa anche prevenire la marginalizzazione e la criminalità futura.
L’appello della sindaca si conclude con una richiesta chiara al Governo e al Ministero della Giustizia: colmare con urgenza le lacune negli organici e investire stabilmente in misure alternative alla detenzione. La posta in gioco non riguarda solo il funzionamento delle strutture penitenziarie, ma il livello di civiltà dell’intera comunità, come ricordava il filosofo Norberto Bobbio, citato dalla stessa Carnevali.