Paola Magoni non porterà la fiaccola olimpica il prossimo 2 febbraio a Bergamo. La campionessa selvinese, oro nello slalom speciale alle Olimpiadi di Sarajevo 1984 – prima donna italiana a riuscirci nello sci alpino – ha rifiutato l’incarico di tedofora, pur essendo ancora ufficialmente inserita nella lista dei partecipanti alla cerimonia.
La motivazione è chiara: le è stato assegnato un tratto secondario del percorso, via delle Mura, una zona suggestiva ma considerata troppo defilata rispetto ai luoghi simbolici della città. Una scelta che Magoni ha interpretato come mancanza di rispetto verso il suo passato sportivo e il valore del riconoscimento olimpico. «Non ho nemmeno risposto alla mail. Non mi faccio prendere in giro», ha dichiarato senza mezzi termini, come riportato dal Corriere Bergamo.
Per l’ex sciatrice non è la prima volta. Già nel 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino, era stata relegata a un percorso secondario, e allora aveva promesso a sé stessa di non accettare mai più un trattamento simile. «È una questione di principio, non personale. Credo di aver dato qualcosa all’Italia e anche alla mia città. Sapere che certe decisioni dipendono da Fondazione e Comune rende tutto ancora più amaro».
La sua scelta non è stata accompagnata da clamore o polemiche dirette, ma si inserisce in un dibattito più ampio sul riconoscimento degli atleti italiani del passato, spesso trascurati nelle grandi occasioni pubbliche. La stessa Magoni richiama le parole di Piero Gros, altro ex campione, che nei giorni scorsi ha lamentato un simile trattamento: «In questo Paese ci si dimentica in fretta di quello che è stato fatto».