Il divieto di avvicinamento e il controllo attraverso il braccialetto elettronico non sarebbero stati sufficienti a interrompere le condotte contestate a un 48enne residente a Cenate Sopra. L’uomo, originario di Trescore Balneario e già condannato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna e della figlia minorenne, è stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare in carcere.
La misura è stata eseguita il 18 settembre dai carabinieri di Trescore Balneario, dopo gli accertamenti condotti sulla base delle nuove segnalazioni della donna. L’uomo è stato successivamente trasferito nella casa circondariale di Bergamo.
Al centro dell’indagine ci sono una serie di comportamenti che, secondo la ricostruzione dei militari, sarebbero proseguiti nonostante le restrizioni già imposte dall’autorità giudiziaria.
Le verifiche attraverso il braccialetto elettronico
Un elemento importante degli accertamenti è arrivato dal dispositivo elettronico applicato al 48enne. I carabinieri hanno analizzato i tracciamenti del braccialetto per ricostruire gli spostamenti dell’uomo e verificare eventuali avvicinamenti alle zone frequentate dalla figlia minorenne.
Gli investigatori hanno inoltre raccolto le querele presentate dall’ex compagna e acquisito i messaggi che sarebbero stati inviati alla donna.
Il materiale raccolto è stato quindi trasmesso alla Procura di Bergamo attraverso un’informativa urgente. Sulla base degli elementi emersi e su richiesta del pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo ha disposto l’aggravamento della misura, ordinando la custodia cautelare in carcere.
Messaggi minatori inviati anche dal telefono della madre
Secondo quanto ricostruito durante gli accertamenti, il 48enne avrebbe cercato di raggiungere l’ex compagna attraverso ripetuti messaggi dal contenuto minatorio.
Per comunicare con la donna avrebbe utilizzato anche un’utenza telefonica riconducibile alla propria madre. Gli investigatori hanno acquisito le conversazioni nell’ambito delle verifiche sulle presunte violazioni delle prescrizioni alle quali l’uomo era sottoposto.
Le contestazioni non riguarderebbero soltanto i messaggi. Il 48enne si sarebbe recato anche nelle vicinanze dei luoghi abitualmente frequentati dalla figlia minorenne, nata dalla precedente relazione.
Da queste zone avrebbe inoltre scattato alcune fotografie, successivamente inviate all’ex compagna. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le immagini avrebbero avuto una finalità intimidatoria.
L’ex compagna avrebbe temuto anche per la figlia
La successione degli episodi avrebbe avuto conseguenze pesanti sulla quotidianità della donna. Secondo quanto riferito dai carabinieri, le condotte contestate avrebbero determinato un grave e persistente stato di ansia, accompagnato dalla paura per la propria sicurezza e per quella della figlia.
La situazione è stata quindi nuovamente portata all’attenzione delle forze dell’ordine, nonostante nei confronti dell’uomo fossero già stati adottati strumenti finalizzati a impedire ulteriori contatti e avvicinamenti.
Il 48enne, infatti, era già sottoposto al divieto di avvicinamento e al controllo tramite braccialetto elettronico in seguito alla precedente vicenda giudiziaria per atti persecutori.
Proprio la prosecuzione delle presunte condotte vessatorie nonostante le misure già applicate ha portato a una nuova valutazione da parte dell’autorità giudiziaria.
Dal divieto di avvicinamento alla custodia in carcere
Dopo avere incrociato le dichiarazioni della donna, il contenuto dei messaggi e i dati relativi agli spostamenti registrati dal dispositivo elettronico, i carabinieri hanno inviato gli esiti degli accertamenti alla Procura.
Il gip del Tribunale di Bergamo ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere, misura eseguita dai militari della stazione di Trescore Balneario.
Il 48enne è stato accompagnato nella casa circondariale di Bergamo, dove si trova in seguito al provvedimento dell’autorità giudiziaria.
La vicenda rappresenta un nuovo caso nel quale le verifiche sui dispositivi elettronici e l’acquisizione delle comunicazioni hanno consentito agli investigatori di ricostruire i comportamenti contestati a una persona già destinataria di specifiche prescrizioni.
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