Epidemia colposa anche per omissione: la Cassazione apre nuove prospettive giudiziarie

Le motivazioni della sentenza delle Sezioni Unite confermano: il reato è configurabile anche in caso di omissione da parte delle autorità pubbliche

La Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni di una storica sentenza che ridefinisce il perimetro giuridico del reato di epidemia colposa, con implicazioni dirette per le indagini sulla gestione della pandemia da Covid-19 nel 2020. Con la decisione delle Sezioni Unite del 10 aprile e il successivo deposito degli atti il 28 luglio, si apre una nuova fase per la giurisprudenza italiana: la responsabilità penale può essere attribuita anche in assenza di un’azione diretta di diffusione del virus, ma in presenza di omissioni gravi da parte delle istituzioni.

“Il reato di epidemia ha una forma libera”, hanno stabilito i giudici supremi, sottolineando che non è più necessario dimostrare una condotta attiva e materiale di diffusione del contagio. È sufficiente l’omissione di comportamenti doverosi che, se messi in atto, avrebbero potuto contenere o prevenire l’espansione del virus.

Tra gli esempi citati nelle motivazioni figurano la mancata distribuzione di dispositivi di protezione individuale (DPI), l’assenza di formazione specifica per il personale sanitario e la carente comunicazione del rischio alla popolazione. Condotte che – secondo quanto riportato dalla Procura di Bergamo – hanno rappresentato le criticità centrali dell’inchiesta che ha coinvolto 21 indagati tra politici e tecnici, e che prosegue oggi a Roma, dopo l’imputazione coatta per alcuni dirigenti del Ministero della Salute.

Secondo l’avvocato Consuelo Locati, che guida il collegio legale in rappresentanza dei familiari delle vittime del Covid, si tratta di un passaggio cruciale: “Questa pronuncia cambia la narrazione giuridica e rafforza la nostra azione – ha detto a Prima Bergamo -, anche in sede civile e davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”. Il riconoscimento della configurabilità del reato in forma omissiva rende concreta la possibilità di chiamare a rispondere chi, pur avendo obblighi di intervento, non ha agito con la dovuta tempestività o competenza.

La sentenza è destinata ad avere un impatto significativo anche sulla giurisprudenza futura, offrendo un precedente di rilievo per la valutazione della responsabilità penale nelle emergenze sanitarie. L’associazione #Sereniesempreuniti, che riunisce i familiari delle vittime, ha espresso soddisfazione per l’esito: “Finalmente viene riconosciuto il fondamento delle nostre denunce: non è solo una battaglia giudiziaria, ma un percorso di verità e giustizia”.

Il pronunciamento delle Sezioni Unite non incide direttamente sulla colpevolezza degli indagati nei procedimenti in corso, ma conferma la legittimità dell’impianto accusatorio. Resta ora da verificare come i giudici di merito e le altre Corti nazionali ed europee interpreteranno e applicheranno il nuovo indirizzo.

Nel frattempo, la sentenza offre una nuova prospettiva per valutare le responsabilità istituzionali nella gestione di crisi sanitarie, rendendo più stringenti gli obblighi di prevenzione e intervento in capo alle autorità pubbliche.

 

Redazione

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