La provincia di Bergamo ha perso 129 ettari di suolo agricolo e naturale nel 2025, una superficie equivalente a circa 180 campi da calcio. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che evidenzia come la trasformazione del territorio continui nonostante il rallentamento della crescita demografica.
Come sottolinea il Corriere Bergamo, a incidere sono soprattutto nuovi insediamenti, infrastrutture, attività logistiche e impianti per la produzione di energia. A questi fattori si aggiunge l’interesse crescente per i data center, strutture destinate alla gestione e all’elaborazione dei dati, per le quali risultano attualmente 14 richieste di insediamento nella Bergamasca.
Il quadro provinciale presenta alcuni segnali contrastanti. Da una parte aumenta la superficie complessivamente occupata; dall’altra cresce anche la quantità di terreno ripristinato, con un lieve miglioramento del bilancio netto rispetto all’anno precedente.
Resta però elevata la pressione sul territorio: il 12,06% della superficie provinciale risulta già consumato, una quota nettamente superiore alla media italiana.
Bergamo, consumo netto di suolo a 120 ettari
I dati Ispra distinguono tra il consumo complessivo di nuovo territorio e il saldo netto, che tiene conto delle superfici recuperate.
Nel 2025, in provincia di Bergamo, sono stati interessati da nuove trasformazioni 129 ettari, contro i 124 registrati nel 2024.
L’incremento del consumo lordo è quindi di cinque ettari.
Parallelamente, però, sono aumentate le aree restituite a condizioni non artificiali, per esempio dopo la conclusione di cantieri o la rimozione di pavimentazioni.
I terreni ripristinati sono passati da due a nove ettari, contribuendo a ridurre il consumo netto da 122 a 120 ettari.
Il miglioramento del saldo non modifica tuttavia la tendenza generale: ogni anno una nuova porzione di territorio agricolo e naturale viene trasformata.
L’incremento registrato nel 2025 corrisponde allo 0,39% della superficie già consumata nella provincia.
La Bergamasca supera la media nazionale
Il confronto con Lombardia e Italia mette in evidenza la particolare intensità delle trasformazioni nella provincia bergamasca.
Il suolo consumato rappresenta il 12,06% del territorio provinciale, contro il 7,19% della media nazionale.
Il valore risulta invece vicino a quello della Lombardia, dove la quota raggiunge il 12,27%.
La differenza diventa ancora più evidente considerando il ritmo delle nuove occupazioni.
Nel 2025, Bergamo ha registrato 4,69 metri quadrati di nuovo consumo per ogni ettaro di territorio.
La media regionale si è fermata a 4,59 metri quadrati, mentre quella nazionale è stata pari a 3,40.
Questi numeri mostrano che la provincia continua a trasformare nuove superfici a una velocità superiore sia a quella lombarda sia a quella italiana.
Il fenomeno riguarda territori molto diversi tra loro, dalle aree urbane ai comuni interessati da nuovi insediamenti produttivi e infrastrutturali.
Calcinate, Treviglio e Bergamo: i comuni con più consumo di suolo
L’analisi comunale evidenzia una distribuzione non uniforme delle nuove trasformazioni.
Calcinate è il comune bergamasco con il maggiore consumo di suolo nel 2025, seguito da Treviglio e dal capoluogo.
I dati mostrano come la pressione sulle superfici libere interessi tanto il capoluogo quanto diversi centri della pianura e delle altre aree provinciali.
Le trasformazioni non si concentrano quindi in un’unica zona, ma coinvolgono numerosi comuni con intensità differenti.
I comuni che hanno recuperato terreno
Accanto ai territori nei quali prevale il consumo di nuove superfici, il rapporto segnala anche esperienze di segno opposto.
Alcuni comuni hanno infatti recuperato terreni senza registrare nuove occupazioni.
Tra questi spicca Carobbio degli Angeli, con un bilancio favorevole di 4,6 ettari.
Seguono Grassobbio, con 4,42 ettari recuperati, e Palosco, con 2,47 ettari.
Si tratta di risultati che mostrano come, almeno in alcuni contesti, sia possibile ridurre la superficie artificializzata.
Il recupero dei terreni può riguardare aree precedentemente occupate da cantieri o superfici che tornano a condizioni agricole e naturali.
Questi interventi contribuiscono a contenere il consumo netto, anche se il saldo complessivo provinciale rimane ampiamente negativo.
Data center, 14 richieste di insediamento nella Bergamasca
Tra i fattori che potrebbero influenzare il consumo di suolo nei prossimi anni figurano i nuovi centri per l’elaborazione e la conservazione dei dati.
In provincia di Bergamo risultano attualmente 14 richieste di insediamento per data center.
Le strutture richiedono spazi destinati a edifici tecnologici, impianti e infrastrutture di servizio.
La loro eventuale realizzazione su terreni agricoli o naturali potrebbe contribuire a incrementare ulteriormente la superficie consumata.
Un caso significativo riguarda Arcene, dove è previsto un progetto su un terreno di circa 178mila metri quadrati, equivalenti a 17,8 ettari.
Per il progetto è tuttavia ancora necessario il passaggio relativo alla richiesta di una conferenza consultiva alla Provincia.
La presenza di una proposta non equivale quindi all’autorizzazione definitiva né alla realizzazione dell’impianto.
Le richieste attualmente presentate rappresentano comunque un elemento da monitorare nella pianificazione territoriale.
Il tema riguarda la necessità di individuare spazi per nuove attività economiche e tecnologiche, valutando allo stesso tempo le conseguenze sulle superfici ancora libere.
Fotovoltaico e agrovoltaico, cresce la pressione sui terreni
Un altro elemento centrale nel rapporto Ispra riguarda gli impianti fotovoltaici installati al suolo.
La diffusione delle energie rinnovabili sta aumentando rapidamente, con effetti anche sull’utilizzo delle superfici agricole.
In provincia di Bergamo, il fotovoltaico rappresenta il 6% del nuovo consumo di suolo, una quota superiore al 4,49% registrato in Lombardia ma inferiore al 27,3% nazionale.
A livello italiano, l’espansione degli impianti solari a terra ha registrato un’accelerazione particolarmente marcata.
La superficie interessata è passata dai 75 ettari del 2021 ai 2.798 ettari del 2025.
Anche nella Bergamasca sono presenti numerose richieste di impianti agrovoltaici in fase di autorizzazione.
L’evoluzione di questi progetti potrebbe incidere sui dati dei prossimi anni.
Il rapporto evidenzia quindi la necessità di considerare gli effetti territoriali della transizione energetica, distinguendo tra le diverse tipologie di installazione e le loro caratteristiche.
Consumo reversibile, Bergamo sopra la media lombarda
Un indicatore sul quale la provincia presenta risultati relativamente migliori riguarda la reversibilità delle trasformazioni.
Secondo Ispra, il 78,39% delle nuove superfici consumate nella Bergamasca è stato interessato da utilizzi classificati come reversibili.
Il dato supera la media lombarda, pari al 71,95%.
Nel confronto regionale, Bergamo si colloca dietro Sondrio, con l’83,53%, e Monza, con l’82,05%.
La percentuale provinciale rimane tuttavia inferiore alla media nazionale, che raggiunge l’85%.
Il consumo reversibile riguarda trasformazioni che, per le loro caratteristiche, possono essere rimosse o recuperate più facilmente rispetto alle occupazioni permanenti.
La reversibilità non significa però che il terreno venga automaticamente ripristinato.
Per tornare alle condizioni precedenti sono necessari interventi effettivi di recupero, che vengono conteggiati separatamente nel bilancio del consumo netto.
In Italia consumati 102,4 chilometri quadrati nel 2025
La situazione bergamasca si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da un’accelerazione del fenomeno.
Nel 2025, secondo il rapporto Ispra, sono stati consumati in Italia 102,4 chilometri quadrati di nuovo territorio, equivalenti allo 0,48% delle superfici agricole e naturali.
Il ritmo medio è stato di 3,2 metri quadrati al secondo.
Rispetto al 2024, il consumo lordo nazionale è aumentato del 22,4%.
Una crescita che si verifica nonostante la stagnazione demografica e la conseguente minore necessità di nuove abitazioni.
Tra i fattori indicati figurano i cantieri legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza, le infrastrutture e l’espansione degli impianti energetici.
Anche a livello nazionale sono aumentati i terreni recuperati.
Tuttavia, sottraendo queste superfici al nuovo consumo, il saldo netto resta pari a circa 95 chilometri quadrati, il valore più elevato registrato dal 2012.
Il dato conferma la difficoltà di invertire la tendenza alla progressiva trasformazione del territorio.
Legambiente Lombardia critica le politiche regionali
I risultati del rapporto hanno suscitato una valutazione negativa da parte di Legambiente.
L’associazione ambientalista richiama in particolare l’efficacia delle norme adottate dalla Regione Lombardia per contenere il consumo di suolo.
Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ha ricordato che la Regione si era dotata già nel 2014 di una legge specifica.
«L’evidente peggioramento nazionale è particolarmente grave per la nostra regione, che nel 2014 si è dotata, tra le prime in Italia, di una legge per ridurre il consumo di suolo che, evidentemente, fino ad oggi ha fallito», ha dichiarato.
Secondo Meggetto, i dati del 2025 dimostrano la necessità di rafforzare gli strumenti urbanistici.
L’obiettivo indicato dall’associazione è favorire il recupero delle superfici già trasformate, limitando l’utilizzo di nuovi terreni agricoli e naturali.
Legambiente chiede quindi una maggiore attenzione alla rigenerazione urbana, considerata una possibile alternativa all’espansione su aree libere.
Il futuro del territorio tra sviluppo e rigenerazione
I dati Ispra pongono al centro una questione destinata a incidere sulle scelte urbanistiche dei prossimi anni.
La provincia di Bergamo continua a registrare un consumo di suolo superiore alla media nazionale, mentre aumentano le richieste di nuovi insediamenti tecnologici ed energetici.
I 129 ettari occupati nel 2025 confermano che la pressione sulle aree agricole e naturali rimane significativa.
Il recupero di nove ettari ha contribuito a migliorare leggermente il saldo netto, ma non è stato sufficiente a compensare le nuove trasformazioni.
Le prospettive future dipenderanno anche dalle decisioni relative ai data center, agli impianti agrovoltaici e agli altri progetti in fase di valutazione.
Il caso di Arcene, con una proposta che interessa 17,8 ettari, rappresenta uno degli esempi più rilevanti del dibattito in corso.
La sfida per la Bergamasca sarà conciliare lo sviluppo delle attività economiche e delle infrastrutture con la tutela del suolo ancora disponibile, valorizzando il recupero delle aree già urbanizzate.
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