Il cognome potrebbe trarre in inganno, ma non c’entra Giorgia Meloni. A essere chiamato in causa da Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, è Alessandro Meloni, trapper di origini sarde conosciuto con il nome d’arte “Melons”, seguito da oltre 200 mila persone su Instagram.
Il processo per diffamazione aggravata a mezzo stampa è iniziato lunedì mattina al tribunale di Bergamo. Al centro del procedimento ci sono alcuni versi pronunciati dal trapper durante un concerto a Treviolo, lo scorso aprile, e successivamente rilanciati dallo stesso artista attraverso un video pubblicato sui social.
La strofa contestata
La vicenda nasce da una strofa caratterizzata da turpiloquio e riferimenti a sfondo sessuale, cantata durante il concerto.
Successivamente Melons avrebbe pubblicato un video girato in auto nel quale ripeteva alcuni dei versi. La clip, una volta finita online, sarebbe stata ricondivisa da centinaia di utenti, amplificando la diffusione del contenuto.
È su questo materiale che si concentra il procedimento giudiziario avviato a Bergamo.
Sardone racconta le conseguenze sui figli
Durante la prima udienza sono stati ascoltati Silvia Sardone e il suo ex compagno.
L’eurodeputata, assistita dall’avvocato Barbara Mancari del foro di Milano, ha parlato anche delle conseguenze che la vicenda avrebbe avuto sui figli della coppia.
In particolare, secondo quanto riferito in aula, uno dei figli sarebbe stato costretto a cambiare istituto scolastico a causa del clima di derisione e delle ostilità sviluppatesi tra i compagni.
I genitori hanno inoltre riferito che il ritornello oggetto della contestazione sarebbe stato ripetuto e urlato ai figli anche successivamente, in alcuni casi persino in luoghi pubblici come la metropolitana.
Le parole di Sardone
Dopo la diffusione del video, Sardone aveva commentato pubblicamente il contenuto, criticando duramente il mondo del trap e collegando l’episodio alla propria attività politica.
“Insulti violentissimi e volgarissimi, ormai è una moda tra i trapper attaccare me, Salvini e la Lega in maniera becera – aveva commentato Sardone all’uscita del video -. Evidentemente questi ‘poeti’ hanno l’orticaria di fronte a una donna che ha il coraggio di portare avanti le sue battaglie su sicurezza, immigrazione e Islam”.
La vicenda giudiziaria riguarda quindi non soltanto la diffusione del contenuto, ma anche le conseguenze che, secondo la parte querelante, ne sarebbero derivate sul piano personale e familiare.
La replica di Melons
Alessandro Meloni, difeso dall’avvocato Alessandro Mura del foro di Cagliari, aveva affidato la propria posizione a una storia pubblicata sui social.
“Il pezzo in cui insulto la Sardone e Salvini l’ho fatto per ridere, ma fidatevi che su ‘sta gente non c’è un c**zo da ridere. Sta creando tanto odio e tanta divisione sociale”.
Il procedimento dovrà ora proseguire con l’ascolto degli altri protagonisti della vicenda.
Il 9 novembre in aula il trapper
La prossima udienza è stata fissata per 9 novembre. In quell’occasione sarà chiamato a comparire davanti al tribunale proprio Alessandro Meloni, ovvero Melons.
Il processo dovrà quindi entrare ulteriormente nel merito dei contenuti contestati, della loro diffusione e delle conseguenze denunciate da Sardone.
Una vicenda nata da una performance musicale e successivamente amplificata dai social è così approdata nelle aule del tribunale di Bergamo, con il confronto giudiziario tra l’esponente politica e il trapper destinato a proseguire nelle prossime settimane.
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