Stipendi in Bergamasca, reddito medio di 27 mila euro: giovani e donne più penalizzati

Lo studio Uil Lombardia sui dati Inps evidenzia forti differenze salariali: molti lavoratori under 34 restano sotto i 20 mila euro annui

soldi euro

Gli stipendi dei lavoratori dipendenti continuano a mostrare segnali di difficoltà anche in Lombardia. Secondo uno studio realizzato dalla Uil Lombardia sulla base dei dati dell’Osservatorio Inps, dietro alle medie regionali si nasconde una realtà caratterizzata da forti differenze tra categorie, fasce d’età e territori.

In provincia di Bergamo la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti si attesta intorno ai 27 mila euro, un valore inferiore rispetto alla media lombarda, che si colloca attorno ai 30 mila euro. Il dato complessivo, però, non restituisce completamente la situazione economica di una parte consistente degli occupati.

Secondo l’analisi della Uil, circa 1,4 milioni di lavoratori lombardi percepiscono meno di 20 mila euro all’anno, una soglia che rappresenta un livello particolarmente critico considerando il costo della vita della regione.

Giovani sotto pressione: metà degli under 34 sotto i 20 mila euro

Uno degli aspetti più evidenziati dallo studio riguarda la condizione dei lavoratori più giovani. Secondo quanto riportato dalla Uil Lombardia, il 50% degli occupati fino ai 34 anni guadagna meno di 20 mila euro annui.

Il segretario confederale della Uil Lombardia, Salvatore Monteduro, ha sottolineato come questa situazione riguardi soprattutto chi si trova nella fase della vita in cui dovrebbe costruire un percorso autonomo, formare una famiglia e programmare il futuro.

Il problema non riguarda soltanto il livello della retribuzione, ma anche la stabilità lavorativa. Contratti discontinui, periodi di occupazione alternati e ricorso al lavoro part time possono incidere sulla capacità di raggiungere un reddito sufficiente.

Il divario tra uomini e donne resta significativo

Lo studio evidenzia anche una differenza rilevante tra le retribuzioni maschili e femminili. In Lombardia, secondo i dati analizzati dalla Uil, lo stipendio medio degli uomini supera i 34 mila euro annui, mentre quello delle donne resta sotto i 25 mila euro.

La distanza non sarebbe legata principalmente a una diversa retribuzione oraria, ma a una serie di fattori strutturali. Tra questi vengono indicati il maggiore ricorso al part time non sempre scelto volontariamente, la maggiore discontinuità delle carriere femminili e una presenza più ridotta delle donne nei ruoli dirigenziali e nelle posizioni apicali.

Le differenze salariali, quindi, riflettono anche la diversa partecipazione al mercato del lavoro e le opportunità di crescita professionale.

Bergamo sotto la media regionale

Il quadro provinciale mostra una situazione meno favorevole rispetto ad altri territori lombardi. Con una media di circa 27 mila euro annui, Bergamo si colloca al di sotto del valore regionale.

La fotografia restituita dall’Osservatorio Inps mette in evidenza come il dato medio sia influenzato dalla presenza di lavoratori con livelli retributivi molto diversi. Accanto a professioni e settori con salari più elevati convivono infatti numerosi occupati con redditi più contenuti.

La provincia bergamasca, caratterizzata da un tessuto produttivo composto da industria, servizi e piccole e medie imprese, risente delle trasformazioni del mercato del lavoro che negli ultimi anni hanno coinvolto diverse aree economiche.

La media degli stipendi non racconta tutte le difficoltà

Il valore medio delle retribuzioni rappresenta un indicatore utile, ma secondo la Uil deve essere letto insieme alla distribuzione dei redditi. Una parte consistente dei lavoratori, pur avendo un impiego regolare, dispone infatti di entrate annuali limitate rispetto alle spese necessarie per vivere.

L’aumento del costo della vita e la crescita dei prezzi hanno reso più complessa la gestione quotidiana dei bilanci familiari, soprattutto per chi ha salari bassi o percorsi lavorativi caratterizzati da instabilità.

Lo studio della Uil Lombardia punta quindi l’attenzione sulla necessità di analizzare il mercato del lavoro non solo attraverso le medie complessive, ma considerando anche le differenze tra generazioni, genere e territori.

Redazione

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