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Evita Peron e il mistero della salma: gli intrecci con Dalmine

Le troppe tombe di Maria Maggi alias Evita Peron, da Musocco a Sforzatica: un nome di copertura che risultò essere appartenuto a una donna realmente esistita

Aldo Villagrossi Crotti, poeta, scrittore e investigatore storico per passione, è atteso sabato 14 ottobre all’Unesco Visitor Centre di Crespi d’Adda alle ore 16 per il un incontro su un mistero internazionale irrisolto nell’ambito del festival Produzioni Ininterrotte. Le ombre si addensano su una delle figure più amate dell’Argentina, Evita Perón, e la sua possibile sepoltura sotto un nome falso in Italia. Sulla vicenda Villagrossi ha scritto nel libro “Le false verità”.

Evita e il racconto di Villagrossi Crotti

Lo scrittore parte dagli inizi pieni di stenti da figlia illegittima come Maria Eva Ibarguren, nata nel 1919, cresciuta in un Paese diviso tra contadini, operai, proprietari terrieri e industriali. In fuga da casa a soli quindici anni, dopo aver sposato Juan Domingo Perón diventa un’icona per il popolo argentino. Tuttavia, la sua morte precoce ha catalizzato un culto quasi religioso attorno alla sua figura. E qui inizia la contorta storia del suo corpo imbalsamato.

La salma di Evita tra Milano e Madrid

Nel 1956, il corpo della first lady argentina, ormai diventato un potente simbolo, viene trasportato in Italia per evitare rivolte: una decisione della giunta militare che aveva deposto Peron. La salma viene sepolta sotto il nome di “Maria Maggi” nata a Dalmine (che in quella data non esisteva nemmeno), vedova De Magitris, nel cimitero di Musocco a Milano. Tuttavia, nel 1971, viene esumata e trasferita a Madrid, dove Juan Domingo Perón era in esilio. Tornata in Argentina nel 1973 col rientro dall’esilio del vedovo, all’esame autoptico risultò avere due fratture, allo sterno e alla base del cranio, compatibili con un incidente.

La connessione con Dalmine

Ma chi era davvero Maria Maggi? Secondo le ricerche di Villagrossi Crotti, Maria Maggi era una reale cittadina nata a Sforzatica di Dalmine, allora Comune autonomo, il 7 maggio 1900. Contrariamente a quanto si credeva, non era un nome fittizio, ma la sua vera identità rimane avvolta nel mistero. La connessione tra Maria Maggi e Jorge Garcia, un argentino che visitava la tomba di Maria a Dalmine, rimane altrettanto enigmatica: ingegnere trentenne, aveva chiesto al padre di Villagrossi Crotti, Giancarlo, allora dipendente delle acciaierie di Dalmine, di visitare il cimitero napoleonico dismesso di Sforzatica. Era il 1973. L’anno dopo tornò in patria e non se ne seppe più nulla.

Alla ricerca della verità

Villagrossi Crotti, nel tentativo di svelare la verità, ha scoperto che Maria Maggi era davvero esistita e aveva un marito di nome Giuseppe Crotti, delle Ghiaie di Bonate Sotto. Non era coniugata De Magistris come riportato sulla lapide di Musocco a copertura dell’identità di Evita, che oggi riposa ufficialmente nel cimitero della Rocoleta a Buenos Aires. Il nome suona familiare, in quanto coincide con quello del nonno materno di Aldo, ma non esistono documenti che confermino un legame diretto. Ma chi c’era nella tomba della Maria Maggi sepolta a Sforzatica e morta forse d’incidente stradale, anche se come Evita era malata oncologica (dal 1949) ed era vissuta in Argentina?

L’ultima rivelazione

Il mistero si infittisce con l’ipotesi che la salma esumata a Milano potrebbe non essere quella della vera Evita Perón. Siamo di fronte a un intreccio di identità, misteri e politica che attraversa due continenti. Se la storia ci ha insegnato qualcosa, è che la verità può essere più strana della finzione. In conclusione, la vera storia di Evita Perón, Maria Maggi e le loro connessioni con l’Italia e l’Argentina rimane un mistero irrisolto, ma le ricerche di Villagrossi Crotti hanno sicuramente gettato nuova luce su questo affascinante enigma storico.

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